Il missionario in Venezuela: «La polizia non ci fa uscire dal paese»

Don Giannino Prandelli, originario di Poncarale, vive a El Callao dal 2001: «Siamo lontani da Caracas: qui non c’è stata alcuna esplosione, ma la gente ha paura»
Don Giannino Prandelli per le strade di El Callao
Don Giannino Prandelli per le strade di El Callao
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All’altro capo del telefono risponde una voce calma e posata: «Siamo a quasi un migliaio di chilometri da Caracas, qui la situazione è tranquilla». Gli Stati Uniti hanno catturato da poche ore Nicolas Maduro e la moglie, dopo aver attaccato all’alba la capitale del Venezuela. Un Paese che don Giannino Prandelli, sacerdote missionario della Diocesi di Brescia, conosce così profondamente da poterne elencare, con dovizia di dettagli, bellezze e contraddizioni.

È nato a Poncarale, ma dal 2001 vive nello stato del Bolívar, a est del Paese. Risiede a El Callao, una cittadina da poco più di ventimila abitanti nella regione della Guayana: «Anche se la popolazione sta lentamente crescendo – racconta –. La povertà spinge le persone a cercare fortuna in queste zone, ricche di miniere d’oro».

  • Il Venezuela dopo l'attacco aereo degli Stati Uniti
    Il Venezuela dopo l'attacco aereo degli Stati Uniti - Foto Epa © www.giornaledibrescia.it
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    Il Venezuela dopo l'attacco aereo degli Stati Uniti - Foto Epa © www.giornaledibrescia.it
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    Il Venezuela dopo l'attacco aereo degli Stati Uniti - Foto Epa © www.giornaledibrescia.it
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    Il Venezuela dopo l'attacco aereo degli Stati Uniti - Foto Epa © www.giornaledibrescia.it

Quindi dalle vostre parti non si registrano particolari tensioni?

«No, come le dicevo Caracas è parecchio distante (undici ore di auto per circa 850 chilometri, ndr). L’unica ricaduta sulla nostra quotidianità è che la forza dell’ordine impedisce ai residenti di uscire da El Callao».

Ha avuto modo di sentire telefonicamente qualche conoscente che si trova a Caracas?

«Non direttamente, ma mi sono stati girati dei video nei quali si vedono i bombardamenti e si sente il fragore provocato dal fuoco americano. Ci giungono poche notizie, nessuno sa cosa accadrà realmente. L’indicazione dei nostri vescovi è quella di rimanere tranquilli e di pregare per la Nazione».

È riuscito a mettersi in contatto con l’ambasciata italiana?

«Ho ricevuto un numero di emergenza, utile soprattutto per gli italiani che vivono a Caracas o nelle vicinanze, più che per noi. Per come stanno le cose ora, non avverto l’esigenza di ricevere ulteriori informazioni. Possiamo muoverci liberamente, pur dentro i confini di El Callao».

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L'attacco militare statunitense a Caracas, Venezuela

Qual è lo stato d’animo dei venezuelani?

«C’è preoccupazione, mista a un po’ di attesa. La gente è sconvolta per ciò che è accaduto. Quel che è peggio è che nessuno può farsi un’idea su quali saranno le conseguenze di questo attacco. Siamo in attesa di sviluppi, nella speranza che le cose migliorino e che si possa iniziare a intravedere un futuro migliore per il Venezuela e per il suo popolo».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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