Asili nido, c’è posto solo per due bambini su dieci

L’accesso a una struttura pubblica o privata rimane ancora una corsa a ostacoli. E il Pnrr (ridotto) non basta
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Asili nido, l'accesso è un miraggio
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Due su dieci ce la fanno. È la lotteria dell’infanzia: tra città e provincia ci sono 26.634 bambini e bambine sotto i tre anni, ma il totale dei posti disponibili negli asili nido è di 6.251. Significa che poco più del 20 per cento dei piccoli ha la chance di essere accolto in una delle strutture pubbliche e private. E che, nel Bresciano, 20.383 restano fuori dalla porta. Insomma, all’Italia che non fa figli spetta anche il triste record delle scuole per la prima infanzia che mancano per quelli che ci sono. E Brescia non fa eccezione: solo 23 posti ogni cento bimbi. È il calvario per le famiglie, sempre più stritolate in un equilibrio precario tra lavoro e cura dei figli.

Numeri risicati

Per colmare il divario, stando alle direttive europee, il 33% dei bambini dovrebbe trovare posto entro l’inizio del 2027 e il 45% entro il 2030. Ci ha provato, nelle intenzioni, il Piano nazionale di ripresa e resilienza iniziale (quello della prima versione, pre sforbiciata): 264mila nuovi posti a livello nazionale dovevano essere realizzati grazie a un investimento di 4,6 miliardi, risorse considerate già insufficienti all’epoca. Ma ora, dopo la revisione, siamo scesi a 3,2 miliardi per 150mila posti extra. Il quasi dimezzamento, ha spiegato il governo, è dovuto al rincaro delle materie prime e così, per correre ai ripari, alla fine di giugno è arrivato il decreto interministeriale Istruzione-Economia, che ha messo sul piatto altri fondi nazionali recuperati tra le pieghe del bilancio. I numeri, però, restano risicati: i 735 milioni messi a disposizione, infatti, consentiranno di aggiungere al conto altri 27mila posti distribuiti su 1.882 Comuni. Meno di un quarto rispetto a quelli persi per strada.

Riposizionando l’obbiettivo sulla nostra provincia, ci sono una buona e una cattiva notizia. Al momento, stando alla piattaforma Regis che monitora l’andamento del Piano nazionale, Brescia sta tenendo il ritmo (tradotto: progetti e cantieri stanno rispettando i cronoprogrammi) per quel che riguarda tutti i 34 cantieri (presenti in 32 Comuni, perché sia per San Gervasio sia per Gambara i poli finanziati sono due) avviati per realizzare strutture ex novo o riqualificare (e in alcuni casi ampliare) quelle esistenti grazie appunto al tesoretto Pnrr. E questa è la buona.

La cattiva è che di certo la grande missione Pnrr non riuscirà da qui a giugno 2026, data del collaudo dei lavori, a produrre di colpo i 2.538 posti che mancano all’appello per raggiungere l’obiettivo europeo del 33%, asticella che è comunque al di sotto del fabbisogno generale. Per quanto riguarda poi la seconda tranche dei fondi, quella legata al nuovo piano asili nido, i progetti sono stati aggiudicati via bando: 34 i Comuni beneficiari tra città e provincia, ma i 20.416.000 euro saranno ufficialmente a disposizione solo se le Amministrazioni riusciranno ad assegnare i lavori entro il 31 ottobre. E calcolando che l’iter è iniziato a maggio, i tempi sono stati strettissimi.

In lista... dalla culla

È chiaro che prima di progettare posti nuovi, si è pensato di «mettere al sicuro» quelli esistenti, riqualificando o ampliando il più possibile le strutture attuali. E quindi quasi l’80% delle famiglie non baciate dalla fortuna di un nido continueranno a scapicollarsi tra nonni, baby sitter e rette salate (con vette che raggiungono gli 800 euro mensili). C’è poi un’ultima questione, affatto marginale, riassumibile in una domanda di cui si è fatta portavoce dei sindaci l’Anci: come li teniamo aperti i nuovi asili? Domanda legittima, perché il Pnrr (si sapeva) non finanzia spesa corrente e gli obiettivi di risparmio, già fissati dal governo Meloni nella legge di bilancio, comportano tagli proprio a quella spesa in capo ai Comuni. Complicato scommettere sulla prossima manovra. Non è aria di soldi freschi. Non con una procedura per deficit eccessivo in arrivo. E con la correzione dei conti da mettere in campo per rientrare nelle regole del nuovo Patto di stabilità.

Ecco perché, guardando al lato pratico, il rischio di ritrovarsi ad avere «mura senza educatori» c’è. Per questo i sindaci ci vanno con i piedi di piombo: cercano di procedere un passo alla volta, trovando anche soluzioni alternative (in città, ad esempio, si è percorsa la strada delle sezioni primavera). È complicato, ci vorrà tempo, ma serve a tutelare i bambini. Che, per ora, nel nostro Paese imparano a «sgomitare» già dalla culla.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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