Animali feriti e in pericolo: oltre 2mila salvataggi nel Bresciano

«Quello del bracconaggio è un reato penale che negli anni è sicuramente diminuito, ma che è sempre presente»: a dirlo è Dario Saleri, responsabile del Nucleo ittico venatorio della Polizia provinciale di Brescia. L’ultimo bracconiere sorpreso nella sua attività illecita è stato solo pochi giorni fa in Alta Valcamonica: imbracciava una carabina munita di silenziatore artigianale, dispositivo ovviamente vietato.
Nel 2025 sono state 50 le denunce penali e 43 per reati di varia natura a cui si sommano i verbali amministrativi per il settore caccia (362), pesca (145) e una decina di ungulati sequestrati perché oggetto di bracconaggio. Un anno intenso per i 32 agenti del comandante Saleri tra vigilanza venatoria, gestione delle emergenze sanitarie (per la peste suina agricola sono stati abbattuti 208 cinghiali e per la West Nile Disease 500 corvidi) e tutela della pubblica incolumità.

Le emergenze
L’attività del Nucleo ittico venatorio non prevede solo controlli e abbattimenti mirati, ma anche il recupero animali feriti. Nel 2025 sono stati più di 2mila gli interventi di soccorso.
«Soccorriamo tutte le specie - spiega Saleri -: ungulati, rapaci diurni e notturni, come aquile, civette o gufi, avifauna, anche acquatica come gallinelle o aironi, in difficoltà e li consegniamo ai Cras di Valpredina e Paspardo». Il nucleo con sede in via Romiglia è reperibile 24 ore su 24 e interviene su segnalazione dei cittadini o delle forze dell’ordine, ad esempio in caso di incidenti stradali nei quali sono coinvolti anche animali come caprioli, cervi o orsi (l’anno scorso sono stati registrati 17 incidenti causati da fauna selvatica). «Rispetto al passato - aggiunge Saleri - è cresciuto il numero dei rapaci in provincia. Nel 2025 ci è capitato - dice dispiaciuto - anche di soccorrere due aquile, una delle quali reintrodotta in natura, che purtroppo non ce l’hanno fatta».
Un altro capitolo piuttosto impegnativo è quello relativo all’attività di coordinamento e controllo con le Amministrazioni comunali per il monitoraggio ed il contenimento delle nutrie: «Lo ricordiamo - sottolinea il comandante - non è più considerata fauna selvatica e, quindi, la nutria è equiparata al ratto; è una specie attenzionata sia a livello europeo che nazionale e locale e deve essere eradicata. Il nostro ruolo è di coordinamento, ma il controllo e l’intervento è a carico dei Comuni che possono avvalersi di ditte o di specialisti abilitati».
Grandi carnivori

La Polizia provinciale ha il compito anche di monitorare la presenza di orsi e lupi. Nel 2025, quindi, sono intervenuti anche su 36 casi di predazione su animali: «un dato in crescita - dice il comandante -. È capitato ai colleghi anche di avere incontri ravvicinati, ma il monitoraggio è perlopiù attraverso fototrappole. C’è da aggiungere che normalmente un animale selvatico, se non ha motivo di temere per la sua incolumità o quella dei suoi cuccioli, non attacca, ma si allontana appena sente avvicinarsi un essere umano».
«Dati che confermano - spiega il consigliere delegato alla Sicurezza, Daniele Mannatrizio - che il Nucleo ittico venatorio della Polizia provinciale è un presidio indispensabile per la gestione della biodiversità e della sicurezza rurale in una provincia vasta e complessa come quella di Brescia. Un ringraziamento va anche ai cittadini che, con le loro segnalazioni, permettono interventi tempestivi, fondamentali per scongiurare situazioni di pericolo per la popolazione e per la fauna».
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato
@Buongiorno Brescia
La newsletter del mattino, per iniziare la giornata sapendo che aria tira in città, provincia e non solo.
