Soldi spariti, chiesti 5 anni e mezzo per l’amministratore di sostegno

Cinque anni e sei mesi. È la condanna chiesta dalla Procura per Maurizio Nostro, amministratore di sostegno a processo con l’accusa di peculato per aver gestito – secondo l’impianto accusatorio – il denaro degli assistiti per scopi personali.
Davanti al gup Angela Corvi, Nostro aveva sostenuto che il denaro contestato non fosse finito nelle sue disponibilità. Nell’udienza del 30 gennaio scorso, il 64enne commercialista disse di non averli usati per sé e di aver trattenuto solo un parte dei due milioni che gli sono contestati: circa 120mila euro.
Le accuse
Assistito dall’avvocato Vanni Barzellotti, Nostro sostenne di essere stato costretto a farlo per una gestione diventata progressivamente più complessa. «Ho usato i fondi di una persona per saldare i conti di un’altra. Dal conto di un soggetto ho pagato il funerale di un altro», spiegò, parlando di difficoltà organizzative, ma assicurando che le necessità degli amministrati sarebbero state comunque garantite.
Una versione che si scontra con la ricostruzione dei sostituti procuratori Marzia Aliatis e Donato Greco. Oltre al peculato, a Nostro vengono contestati riciclaggio, falso in atto pubblico e rifiuto di atti d’ufficio. Le indagini della Guardia di Finanza, avviate dopo le denunce dei familiari di alcuni assistiti che avevano segnalato ammanchi, delineano – per l’accusa – anche rendicontazioni falsificate per coprire i buchi e resistenze nella consegna della documentazione contabile richiesta. Il processo è stato aggiornato al prossimo 26 febbraio, per eventuali repliche e sentenza.
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