«Sorrideva sempre, con tanta voglia di fare». È con queste parole, pronunciate tra commozione e incredulità, che gli amici ricordano Amine Satifi, il 22enne residente a Pompiano, uno dei due giovani morti nel tragico incidente stradale avvenuto mentre, insieme ad altri tre amici, Amine stava facendo ritorno a casa.
«La sua morte è stata una tragedia per tutti noi», raccontano gli amici, che hanno voluto organizzare, come vuole la loro religione, un momento di raccoglimento nella palazzina di via Don Calzoni, dove Amine viveva con la famiglia. Un’occasione per condividere il dolore, stringersi attorno ai familiari e ricordare un ragazzo che, con il suo sorriso e la sua disponibilità, aveva saputo conquistare l’affetto di tanti.
Il dolore
«Quella che doveva essere una normale serata tra amici – ricordano – si è trasformata in un dramma. Stava tornando a casa dopo una partitella di calcio a Maclodio. L’incidente è avvenuto a poca distanza dall’azienda dove lavorava Amine». Un dettaglio che rende ancora più dolorosa una tragedia che ha spezzato due giovani vite, una delle quali proprio ad alcune decine di metri da uno dei luoghi che scandivano la sua quotidianità. Dopo aver concluso gli studi, infatti, Amine aveva trovato lavoro in un’azienda della zona.

«Guardava al futuro con entusiasmo, una persona seria, con tanta voglia di impegnarsi e un carattere sempre positivo» ricorda un vicino di casa e amico del padre del 22enne, impegnato, mentre i genitori sono nella camera mortuaria a Brescia a piangere il figlio, a preparare tavoli e sedie per la celebrazione organizzata dalla comunità marocchina. La serata, ospitata nella palazzina di via Don Calzoni, non è stata soltanto un momento di preghiera e vicinanza, ma anche un’occasione per accogliere tutte le persone che hanno voluto portare le proprie condoglianze ai genitori. «Chi vorrà – spiegano gli amici – può anche lasciare un’offerta, che sarà interamente devoluta alla famiglia per sostenere le spese necessarie al rimpatrio della salma e alla sepoltura in Marocco».

Il funerale
La famiglia di Amine vive in Italia dal 2010. In un primo momento aveva scelto Rudiano come luogo in cui stabilirsi, per poi trasferirsi a Pompiano. Oltre ai genitori, Amine lascia una sorella maggiore e un fratello più piccolo. Ieri anche il sindaco Giancarlo Comincini e l’assessore ai Servizi sociali Donatella Bonisoli si sono recati nella palazzina in via Don Calzoni, proprio dove vive anche uno dei due giovani sopravvissuti al drammatico indicente e che sarebbe fuori pericolo, a portare le proprie condoglianze alla famiglia del loro giovane compaesano.
Samir Nazid
Hanno ancora impressi nella mente i segni dello schianto rimasti sul rettilineo. Dopo aver saputo della tragedia, hanno voluto percorrere quel tratto della Sp235 avvolto dai campi per osservare il punto esatto dello schianto. Poi la visita alla famiglia, alle prime ore del mattino. Tre amici di Samir hanno trascorso la giornata di ieri così. In vicolo Meridionale – in un’assolata e silenziosa Corzano – sembrava un pellegrinaggio di ragazzi. Abbracci, lacrime, una parola di conforto. Davanti alla casa di Samir Nazid arrivano amici, conoscenti, ex compagni di scuola, colleghi di lavoro. I familiari fanno entrare tutti, basta uno sguardo.

Il sindaco
«Si è creato quasi un corteo spontaneo già dalla mattinata», rivela il sindaco Giovanni Benzoni. Da casa Nazid il municipio è a un passo, la chiesa parrocchiale a due, il bar a tre: qui il tempo e lo spazio hanno dimensioni differenti e infatti la voce della tragedia si è sparsa in pochi minuti tra i circa millecinquecento abitanti. «Qui ci conosciamo tutti, già dopo poche ore sono arrivati tantissimi messaggi di cordoglio e di affetto verso la famiglia. Ci stiamo già mobilitando per essere loro d’aiuto», continua il primo cittadino. La famiglia Nazid, di origini marocchine, si era stabilita a Corzano da anni e alcuni dei figli sono nati in Italia.
Al lavoro dopo gli studi
Samir «era un nostro concittadino a tutti gli effetti, integrato nella nostra comunità così come la famiglia. Ha fatto le nostre scuole e dopo aver frequentato l’istituto superiore lavorava da alcuni anni. Era indipendente», conclude Benzoni. Sotto un sole battente, quando la tragedia è stata ormai sussurrata di bocca in bocca da tutti in paese, arrivano in bicicletta due ragazzi. Sono coetanei di Samir. «Lo conoscevamo da quando era piccolo, era davvero un bravo ragazzo», si limitano a dire. Poi uno sguardo verso il balconcino della casa, qualcuno apre loro il cancello ed entrano in casa.
In questa fetta di Bassa bresciana si vivono le stesse sensazioni di un’altra comunità sconvolta, quella di Pompiano. Entrambe le cittadine non possono che attendere il momento per dare l’ultimo saluto a Samir e ad Amine, scomparsi insieme in una serata di svago di inizio agosto come tante, a pochi chilometri da casa.



