All’Ultimo dell’anno l’alcol fa paura: per molti la festa sarà a casa

Ben vengano gli abiti lunghi pieni di lustrini, le tavole imbandite oltre misura, i balli sfrenati e le ore piccole. A Capodanno gli eccessi in termini di outfit, gola e sano divertimento sono concessi. Un po’ meno quelli alcolici. La riforma del Codice della Strada ha infatti portato all’inasprimento delle sanzioni per chi alza il gomito e si mette al volante. E, considerato che l’idea di vedersi sospendere la patente non piace a nessuno, è facile immaginare che il consumo di alcol possa essere più contenuto rispetto al passato. O che, quantomeno, ci si organizzi affinché chi ha la responsabilità di guidare non beva.
Meno vino
A dirlo sono i ristoratori, sulla base del calo riscontrato dal 14 dicembre in poi, ossia da quando la stretta è entrata in vigore: «La quantità di vino che circola sui tavoli si è più che dimezzata. Non parliamo, poi, di amari o superalcolici a fine pasto. Lo sanno bene i colleghi che hanno lavorato il giorno di Natale», commenta Francesco Giordano, titolare di un’attività in città nonché presidente dell’Arthob, l’associazione che raggruppa ristoranti, trattorie e osterie bresciane.
«Se prima le compagnie da 6-8 persone consumavano 2-3 bottiglie a cena, adesso ne acquistano una, tendenzialmente più buona», conferma Alessandro Lanzani, titolare del Laboratorio e della Bottega&Bistrot di Brescia che portano il suo cognome.
Proposte
Il settore, guardando anche al potenziale calo di fatturato, si sta interrogando: «Premesso che la sicurezza stradale sta a cuore anche a noi – aggiunge Giordano –, stiamo riscontrando che sulle novità del Codice della Strada regna confusione e in tanti, piuttosto che informarsi, smettono di ordinare vino. A mio avviso, però, anziché rendere l’alcol un tabù, bisognerebbe investire nella conoscenza e nella cultura del buon bere».
Una proposta concreta arriva anche Lanzani: «L’inasprimento delle pene è corretto – sostiene l’imprenditore –, ma andrebbe accompagnato a un aumento dei servizi che invece non c’è stato: mi riferisco alla creazione di una rete di trasporti più capillare. Non siamo, insomma, contrari alle nuove regole per la sicurezza stradale, ma le persone dovrebbero essere messe nelle condizioni di godersi comunque la serata».
La situazione sta facendo riflettere anche i taxisti: «In effetti l’aumento delle chiamate c’è stato – fa sapere Antonio Amodio, presidente di Radio TaxiBrixia –, immaginiamo, però, che la situazione si assesti dopo le vacanze. In generale per noi i mesi tra gennaio e aprile sono tranquilli. Se così non fosse valuteremo di potenziare il turno di notte».
Intanto c’è San Silvestro, serata in cui tutto (e il contrario di tutto) può ancora succedere. Questione alcol a parte, stando alle stime di Giordano «due ristoranti su 10 quella sera rimarranno chiusi».
Bene le gastronomie
Non è una novità, ma la conferma di un trend post-Covid motivato da più fattori: «Anche per chi lavora nel settore della ristorazione stare in famiglia sta diventando sempre più una priorità. Trovare personale disponibile, inoltre, non è facile (il problema riguarda ogni periodo dell’anno, figuriamoci quella sera, ndr). In più c’è il discorso delle materie prime diventate sempre più care...».
Giordano, per la prima volta in 27 anni, chiuderà il suo ristorante-pizzeria a Capodanno. Lo stesso farà, ad esempio, Alberto Gipponi con Dina (il suo ristorante di Gussago), ma non con Delia, la gastronomia in città che, anziché andare in vacanza, lavorerà a pieno regime. Per tanti bresciani, infatti, il cenone sarà domestico, ma con... un aiutino da fuori.
La conferma arriva da Lanzani: «Alla Bottega&Bistrot vendiamo molto bene i piatti pronti o da rigenerare e gratinare. Puntiamo su formule anti-spreco e facili da preparare». Se a Natale i più hanno optato per menù di terra, a Capodanno, come da tradizione, si punterà sul pesce, meglio se crudo. Lanzani, però, terrà aperto anche il Laboratorio con cena, dj set e una «chicca» per i bambini: l’angolo film e popcorn.
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