Schianti sulla Ghedi-Castenedolo: «Quell’incrocio è un incubo»

L’«umile» Sp 66, che da Ghedi porta a Castenedolo, è meno prestigiosa di altre provinciali. Però non è meno trafficata, perché per andare a nord, all’aeroporto e al casello Brescia Est si passa da lì. Ancora più umile è la Strada Quarti, minuta e tortuosa comunale che attraversa la brughiera marcando il confine tra Ghedi e Castenedolo.
Il pericolo
È proprio sul confine che la Sp66 e la Strada Quarti si attraversano a vicenda, generando un crocicchio che, vista la relativa importanza delle due strade, è di rango inferiore. Infatti non se lo fila nessuno. Purtroppo, però, la pericolosità di questo innesto a raso è inversamente proporzionale alla sua rilevanza. Infatti molte auto vanno a sbattere: tre incidenti solo nell’ultimo mese, un morto nell’estate 2024.
Lo sa bene Valentino Busseni, titolare dell’officina all’angolo tra la Strada Quarti e la Sp 66: è lui che, ogni tre per due, raccoglie i brandelli dei veicoli incidentati. Oramai va in automatico, stile cani di Pavlov: quando sente un botto, appoggia la chiave a brugola e corre a soccorrere i malcapitati di turno.
«La situazione è insostenibile – dice –. Quasi ogni settimana un incidente. Sulla Ghedi Castenedolo c’è un rettilineo di un chilometro, dove le auto vanno velocissime: anche per questo l’incrocio con la Strada Quarti è pericoloso. A volte chi arriva dalla comunale non si ferma allo stop e viene travolto dalle auto che corrono sulla Sp 66. Altre volte i veicoli che sulla provinciale si fermano in mezzo alla strada per girare a sinistra vengono tamponati».
La richiesta
«Da tempo faccio presente la situazione alla Provincia e al Comune – continua Busseni –. Per limitare il pericolo potrebbero essere utili semplici dissuasori da mettere sulla comunale a ridosso dell’incrocio. Ma fino ad ora ho predicato nel deserto».

C’è un particolare che rende la situazione ancora più fastidiosa. All’angolo tra la Sp 66 e la Strada Quarti, su un pezzo di terra dei Busseni c’è una santella con tre affreschi: uno dedicato alla Natività, uno a San Rocco, l’altro a San Firmo. «Spesso – racconta il titolare dell’officina – le auto che escono di strada distruggono la santella. L’ho già fatta ricostruire in più occasioni, ma non dura. L’ultima volta, un’auto l’ha abbattuta il giorno dopo che era finito il precedente restauro...».
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