Adro cancella il leghista «Gianfranco Miglio» dalla parete della scuola

Via la scritta «Gianfranco Miglio», politologo, già senatore e tra i principali pensatori leghisti, dal polo d’istruzione di Adro, che ospita scuola dell’infanzia, primaria e secondario di primo grado. Dopo le centinaia di «Soli delle Alpi» disseminate nel 2010, e fatte sparire dopo mesi di polemiche feroci non solo a livello locale, alcuni operai incaricati dal Comune hanno levato la scritta che campeggiava da 15 anni in via Nigoline, sede delle scuole.
«Non era un’intitolazione
Come spiega il sindaco Davide Moretti «l’istituto scolastico non è mai stato intitolato a Miglio. Quella scelta non compete al Comune, ma al Consiglio d’istituto e ai vari uffici scolastici che fanno riferimento al Ministero. L’Amministrazione di allora decise di intitolare lo stabile a Miglio, ma la nostra scuola non ha un’intitolazione, si è sempre chiamata Istituto comprensivo di Adro. Inoltre, dopo la realizzazione del nuovo parcheggio, quella che era l’entrata del polo (dove campeggiava la scritta, ndr) è diventata il retro. Tutto questo crea confusione e quindi abbiamo voluto fare chiarezza».
Reazioni

La decisione dell’Amministrazione ha ovviamente provocato la reazione della Lega, che quel polo scolastico ha voluto e che ha amministrato Adro e Torbiato per due decenni. Paolo Rosa, ex sindaco, oggi è il capogruppo del Carroccio in Consiglio: «In poco più di un anno la nuova maggioranza è riuscita a distruggere e bloccare tutto il lavoro che era stato impostato negli anni precedenti. Sono stati capaci solamente di lamentarsi della vecchia Amministrazione, fino alla rimozione della scritta: forse aspettando agosto pensavano che fossimo in ferie e nessuno vedesse? A questo punto… potevano farlo anche di notte».
Dura anche Giovanna Frusca, assessora ai tempi della realizzazione della scuola: «Mi chiedo con quale spirito si possa governare una comunità iniziando dalla cancellazione, anziché dalla costruzione. Credo che tanti cittadini, al di là del colore politico, non possano accettare una simile mancanza di rispetto per la storia e il lavoro fatto».
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