Chissà se Cupido dorme nella Giornata Mondiale del Sonno

Il misterioso Pseudo-Fra Antonio da Brescia, frate artista tra Quattrocento e Cinquecento, diffuse il gusto per la classicità con le sue medaglie in bronzo. Tra queste il celebre Cupido dormiente, oggi conservato nei grandi musei internazionali
Alla National Gallery «Cupido che dorme» (sinistra); a Budapest, altra opera di Pseudo Antonio da Brescia (destra)
Alla National Gallery «Cupido che dorme» (sinistra); a Budapest, altra opera di Pseudo Antonio da Brescia (destra)
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Un frate servita al servizio degli umanisti. Un personaggio misterioso e in apparenza contraddittorio, poiché da una parte era un monaco che aveva abbracciato la povertà e dall’altra creava piccoli oggetti amati e collezionati dalle menti raffinate dei suoi tempi. In realtà molti conventi dei Serviti (ovvero i Servi di Maria) in epoca rinascimentale erano diventati centri culturali frequentati dagli intellettuali

Chi era Pseudo-Fra Antonio da Brescia

Siamo tra la fine del Quattrocento e i primi del Cinquecento e lui è Pseudo-Fra Antonio da Brescia. Di lui si sa poco o niente, a parte che era un religioso e che era originario di Brescia, anche se i centri nevralgici del tipo di lavorazione a cui si dedicava erano Verona, Padova e Venezia, le città in cui visse e operò tra il 1485 e il 1525 circa.

Pseudo per non confonderlo con (Giovanni) Antonio da Brescia, omonimo incisore su carta (le sue stampe dei capolavori di Mantegna spopolavano in tutta Europa), che operò nello stesso periodo.

Le medaglie e il Cupido dormiente

Il nome, «FRA. AN. BRIX» (Frater Antonius Brixianus), è stato ricostruito sulla base della firma utilizzata dall’artista su alcune opere, che consistevano in medaglie in bronzo delle dimensioni di una grossa moneta ritraenti miti antichi.

Per ciascun soggetto oggi esistono una discreta quantità di placchette uguali o simili (cambiano dettagli e rifiniture) poiché, essendo fatte a calco e fusione, potevano essere riprodotte in parecchi esemplari, non tutti (vuoi per le dimensioni, vuoi perché il bronzo è un metallo che da millenni viene fuso e riutilizzato) giunti a noi.

In particolare ne produsse una serie ritraente il cosiddetto Cupido Dormiens (Cupido Addormentato), ritenuta la più iconica da lui realizzata. In questi dischetti di metallo (di più o meno 6,7 cm) è raffigurato un Amorino nudo e con le ali, una sorta di putto.

Appoggiate al suo fianco ci sono arco, faretra e frecce, che non può scoccare giacché appunto riposa beato, allegoria della Ragione che vince sulla Passione e della rinascita attraverso il recupero di una primigenia innocenza.

Un Rinascimento in miniatura

Ne esistono diverse versioni conservate in musei famosi, come la National Gallery di Washington (che ne possiede due esemplari), il Metropolitan di New York, il Victoria and Albert Museum di Londra, il Museum of Fine Arts (Szépmuvészeti Múzeum) di Budapest (in questo caso l’opera ha un diametro di 8 centimetri).

Questi piccoli gioielli non sono solo esempi di alta oreficeria. Furono fondamentali per diffondere e rendere più accessibile il rinnovato gusto per il Bello e la Classicità, che, ridotto di formato ma non di significato, diventava un prezioso pezzetto di Rinascimento portatile. Ciascuno di noi in realtà ha un Cupido Addormentato dentro di sé, un frammento lasciatoci dai nostri antenati, che ci racconta di un glorioso passato e ci spiega quanto sia piacevole dormire, ma anche quanto sia utile essere svegli.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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