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Brescia e Hinterland

LA CELEBRAZIONE

Vittime della strada: «La peggiore prigione è la morte del proprio figlio»


Brescia e Hinterland
21 nov 2022, 12:40

«La peggiore prigione è la morte del proprio figlio. Non ci si sente morire, si muore proprio». Roberto Merli, fondatore dell’Associazione «Condividere la strada della vita» è intervenuto ieri al termine della celebrazione che si è svolta nella chiesa delle Sante Capitanio e Gerosa, a pochi metri dalla questura, in occasione della Giornata mondiale in ricordo delle vittime della strada.

Non è morto Roberto, quando dodici anni fa ha perso il figlio quattordicenne, investito e ucciso mentre viaggiava a bordo del suo motorino, ma ha avuto la forza di trasformare il suo dolore infinito in condivisione, vicinanza, aiuto, conforto nei confronti di altri genitori - troppi - vittime della sua stessa sorte.

Ritrovarsi

Così ieri, poco prima della messa concelebrata da don Claudio Laffranchini, vice direttore dell’Ufficio per gli oratori e dal parroco, padre Domenico Fidanza, decine di famiglie si sono raggruppate nel piazzale e sulla scalinata della chiesa delle Sante. Insieme per condividere. Per essere ascoltato. Per evitare «di entrare in una voragine di disperazione e di solitudine».

Dalle pagine del Vangelo di Luca, per chi ha il dono della fede, sono giunte ieri, nella festa di Cristo Re, molte risposte al tormento dell’anima: «La strada che percorriamo per viaggiare e per incontrare la vita, rischia di far incontrare la morte - ha detto don Claudio nell’omelia -. Ecco, nelle parole del Vangelo si percorre la strada del Calvario: Gesù, vittima della morte, riesce a ricucire il cielo e una terra a volte troppo intrisa di dolore. Sa che in fondo alla strada non c’è buio, ma luce. Ebbene, per le persone care che sono morte in modo tragico dobbiamo chiedere il dono del Paradiso, ovvero una vita eterna che non finisce. Non accontentiamoci di piccole consolazioni umane».

Condivisione

Nella chiesa gremita, anche molte autorità, a partire dal prefetto Maria Rosa Laganà e dal questore Eugenio Rodolfo Spina con molti agenti di polizi, all’assessore Valter Muchetti. Molte persone che, al termine della celebrazione, si sono spostate al Parco Ducos 2 di San Polo dove, dieci anni fa, è stato eretto il primo monumento alle vittime della strada della città.

Il «Monumento alla vita», frutto dell’idea di Niccolò Allegri, all’epoca studente del liceo artistico «Olivieri», è costituito da un insieme di monoliti di granito nero, uno per anno, su ciascuno dei quali è inciso il numero delle vittime della strada. Oltre i numeri, i volti dei figli, dei fratelli, delle persone care, riprodotti su un grande manifesto giallo preparato dall’Associazione.

I numeri

La statistica, che rimane drammatica anche se la curva è in calo rispetto all’inizio del nuovo secolo, l’abbiamo riportata sulla nostra edizione di ieri: 172 vittime in totale nel 2002, scese a 89 una decina di anni dopo. Per il 2022 (dati aggiornati al 19 novembre) i morti sulle strade sono già 59; quaranta conducenti, undici passeggeri e otto pedoni. A questi dati, si devono aggiungere quelli che riguardano le persone che rimangono invalide per tutta la vita a causa dell’incidente.

Il dolore non si cura dei numeri e ogni vita è in unica e insostituibile. Tuttavia, la diminuzione del 60% del numero delle vittime in vent’anni è frutto, certo, anche delle tecnologie avanzate che rendono più sicure le automobili, ma soprattutto di costanti e continue campagne di sensibilizzazione condotte a livello nazionale e locale e delle quali le Associazioni delle vittime fungono da pungolo e da testimoni.

Perché accade

Dall’analisi delle cause di un campione di incidenti stradali dalle conseguenze mortali che si sono verificati nell’ultimo periodo, Istat e Aci hanno stilato una graduatoria delle cause sia su strade urbane sia su extraurbane.

La graduatoria vede ai primi posti la distrazione del conducente, spesso attribuita all’utilizzo degli smartphone durante la guida; segue il mancato rispetto della segnaletica stradale: stop, semaforo e precedenza. Al terzo posto la velocità elevata e il mancato rispetto dei limiti consentiti.

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