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Brescia e Hinterland

I DATI

Anno nero sulle strade: morti bresciani in crescita del 30% nel primo semestre del 2022


Brescia e Hinterland
5 ago 2022, 06:15
STRADE, STRAGE SENZA FINE

Numeri in crescita. Purtroppo. L’obiettivo di un ulteriore 50% di vittime in meno si allontana ancora. Il sogno, la speranza di numeri irrisori resta, appunto un sogno. Sulle strade bresciane si continua a morire e le elaborazioni di Condividere la Strada Onlus, in collaborazione con la Provincia di Brescia e la Polizia Stradale, mostrano una netta crescita rispetto allo scorso anno.

I numeri

Nel periodo tra il primo gennaio e il 31 luglio del 2022 si sono registrate 42 vittime in 36 incidenti, 44 se si considerano anche le due di questa prima settimana di agosto e addirittura 45 se si aggiunge una persona deceduta a 31 giorni dallo schianto e quindi, per poche ore, fuori dai canoni di questa statistica. Quasi metà delle vittime aveva meno di 35 anni e altre 15 meno di 64. Anche considerando il numero più basso, rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente si registra una crescita del 30%. Nel primo semestre del 2021 erano stati 32, 65 a fine anno.

Roberto Merli, presidente dell’associazione Condividere la Strada Onlus che cura queste statistiche e che da anni cerca di stare vicino ai familiari delle vittime della strada ha commentato questi dati in un giorno particolare: sarebbe stato il 37esimo compleanno di suo figlio Alessandro, morto in un incidente stradale nel 2000. «Con il tempo ci si abitua solo a convivere con il dolore, per una famiglia non passa mai. Anche stamattina, guardando la sua foto, ho pianto. Una famiglia è sempre devastata da una tragedia di questo tipo». Amare considerazioni.

Scorrendo le statistiche Merli passa dal dolore alla rabbia: «Pensiamo sempre di avere un buon motivo per infrangere le regole della strada, per andare troppo veloci, per usare il telefono, per fare un sorpasso dove è vietato, per metterci al volante anche quando abbiamo bevuto. E sono queste, sempre queste, le stesse, da anni, le cause degli incidenti mortali».

Analizzando i numeri Merli spiega che «stiamo tornando a quella che ci eravamo abituati a considerare la normalità, gli 80 morti all’anno sulle strade del 2018 e del 2019. Gli anni della pandemia con le limitazioni agli spostamenti avevano avuto un effetto positivo sui decessi dopo incidente stradale. I numeri ancora in crescita ci dimostrano che non siamo ancora capaci di fare attenzione».

Per l’associazione serve prima di tutto «la prevenzione con la messa in sicurezza delle strade e dei veicoli, ma quello che non può aspettare è un cambio di mentalità di tutti gli utenti della strada».

Nel resto d’Italia

Non va purtroppo meglio a livello nazionale. L’osservatorio dell’Asaps, l’Associazione amici della Polizia Stradale nello scorso fine settimana ha rilevato il più alto numero di decessi sulla strada, 45 in 72 ore cioè 15 al giorno contro una media nazionale di otto. «Noi siamo davvero molto preoccupati, Lombardia e Emilia Romagna sono purtroppo le regioni in cui si segnalano più vittime» conferma il presidente, l’ex funzionario di Polizia Giordano Biserni.

«La nostra associazione era nata quando c’era l’emergenza delle stragi del sabato sera e purtroppo ora stiamo tornando in quella direzione, una parte importante, almeno 15, dei morti dello scorso fine settimana avevano meno di 35 anni». Quelle di Biserni sono considerazioni amare e piene di preoccupazione: «Sono numeri da guerra, ma vedo che il tema della sicurezza stradale non interessa a nessuno, neppure ai partiti in campagna elettorale. Per Biserni servirebbe «una riforma complessiva del codice della strada che non c’è stata, si sono visti solo interventi su questioni specifiche» ma soprattutto «i controlli sono i grandi assenti. La maggior parte degli incidenti sono su strade statali e provinciali e si chiudono i distaccamenti della Stradale che vigilano proprio su quelle. Senza pattuglie non si cambia».

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