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Brescia e Hinterland

IL FATTO

Vittima di revenge porn licenziata: «Atteggiamento assurdo»

Redazione Web

Brescia e Hinterland
19 feb 2020, 20:20
Un cellulare nelle mani di una donna - Foto © www.giornaledibrescia.it

Un cellulare nelle mani di una donna - Foto © www.giornaledibrescia.it

Prima messa in un angolo con azzerato l'elenco pazienti e poi licenziata. «Per danno di immagine» con tanto di invito a togliere dai social qualsiasi riferimento allo studio per il quale lavorava «altrimenti agiremo davanti alla magistratura competente». Vittima due volte.

È la storia di una 40enne bresciana, professionista nel mondo della medicina, al centro di un caso di revenge porn. I video hot che la donna aveva personalmente girato e inviato ad un amante due anni fa, sono diventati pubblici e virali tanto da finire in chat aperte anche in Sudamerica. L'hanno chiamata da ogni parte del mondo perché con i video era pure allegato nome, cognome, professione e numero di telefono. In alcuni casi il cellulare della 40enne era stato associato a immagini pedopornografiche di ragazzine, poco più che bambine, nude.

È stata la stessa vittima a presentare denuncia in Procura a Brescia dove tre persone sono iscritte nel registro degli indagati per revenge porn. Quelli cioè che la donna sapeva con certezza avessero i video incriminati. In un supplemento di denuncia ha poi fatto un'altra ventina di nomi di persone che dopo aver ricevuto i filmini li hanno condivisi. La donna, denunciando, ha pure fatto presente di chat di carabinieri e polizia nei quali sono girate le immagini hot senza che nessuno sia intervenuto per bloccare o per denunciare il caso.

Da Brescia, a Torino, fino al Sud Italia. Ora, dopo giorni di mail incrociate tra avvocati, uno degli studi, a Cremona, dove la donna lavorava, ha firmato la lettera di licenziamento immediato per «danno di immagine». Il responsabile della struttura sostiene di ricevere chiamate da uomini che vogliono un appuntamento con la professionista «senza far riferimento alla problematica da affrontare e senza lasciare recapito telefonico e rifiutano di vedere un altro medico».

Per la 40enne «è un atteggiamento maschilista e assurdo» e ora è pronta ad impugnare il licenziamento. «La norma del revenge porn prevede che attorno ad una vittima non debba crearsi un vuoto sociale», ricorda l'avvocato Barbara Del Bono che assiste la professionista bresciana.

«Un altro studio per il quale lavora, va detto, che le ha manifestato solidarietà e non ha per nulla pensato di interrompere il rapporto» aggiunge l'avvocatessa che sta provando a difendere la sua assistita travolta da uno scandalo improvviso.

«C'è chi ha anche pensato lo avessi fatto io per farmi pubblicità. Assurdo. Sono vittima di un sistema tremendo» aggiunge. «E sul fatto che siano circolate le mie immagini su chat delle forze dell'ordine, trovo assurdo che nessuno abbia pensato di fermarle e di denunciare».

Sulla questione è intervenuto anche il bresciano Vito Crimi, vice ministro dell'Interno e capo politico del Movimento Cinque stelle. «Spero non sia vero. E mi auguro che se qualcuno ha realmente agito così, torni indietro sui suoi passi. Già è difficile immaginare lo sconforto, il dolore e lo strazio di chi è vittima di simili situazioni», ha detto Crimi commentando il licenziamento. «Ma se coloro che trovano il coraggio di denunciare non vengono nemmeno tutelati, anzi si ritrovano allontanati e isolati, è un dramma che si aggiunge ad un altro dramma». 

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