Brescia e Hinterland

Vandali devastano la scuola elementare di Cellatica. Il sindaco: «Violenza a tutta la comunità»

Sono stati trovati bestemmie sulle lavagne, insulti sui muri, soffitto annerito, aria irrespirabile
Pierpaolo Prati

Pierpaolo Prati

Giornalista

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CELLATICA, VANDALIZZATA LA PRIMARIA

Se la sono presa con la scuola dei bambini. Quella dei più piccoli. Hanno trasformato il tempio delle certezze dei loro fratellini nella sala gochi della loro noia. E l’hanno distrutta. Dopo il loro passaggio, della scuola primaria Leonardo Da Vinci di Cellatica è rimasta poco più dell’apparenza. Quanti siano stati e chi sia stato, al momento, non è dato sapere. I carabinieri sono al lavoro: nei giorni scorsi ci sono stati altri incendi sul territorio: un’idea ce l’hanno. La scuola non ha telecamere; partono da un tremolante indizio. Attorno alle 17 e 30 di ieri, è stata vista scappare una persona nascosta nel cappuccio della sua felpa, presumibilmente un ragazzo. Il testimone non è riuscito a guardarlo negli occhi. E lì per lì non ha capito perché se ne andava di corsa, scavalcando la recinzione. Ne ha colto il senso qualche secondo dopo, alzando gli occhi al primo piano dell’edificio scolastico, a quelle volute di fumo nero che sbuffavano dagli infissi.

I danni

Armati di vernice spray i vandali hanno imbrattato tutto quello che è capitato loro a tiro e, non contenti, appiccato non uno, ma due incendi. Il risultato è una pugnalata alle spalle. Soprattutto al primo piano. Escluso il laboratorio di informatica, chiuso a chiave e protetto da una porta blindata, non si è salvata un’aula. Una bomboletta arancione ha lasciato parole irripetibili e segni eloquenti su muri e sugli armadi, sui cartelloni disegnati dai bambini e addirittura sulle Lim. Simboli poco virili e bestemmie scritte sulle lavagne del futuro. In terra più o meno ovunque ci sono quaderni, libri, vasi con le piantine, ma anche sedie e banchi ribaltati. Qua e là qualche mozzicone di sigaretta e alcune ante strappate dai loro armadietti. Ma anche gli estintori in dotazione alla scuola, svuotati non dai vigili del fuoco nel corso del loro intervento, ma proprio da chi quell’incendio ha provocato, come sfregio nello sfregio.

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