L’indagine della Direzione distrettuale antimafia di Brescia è stata avviata nel dicembre 2020, quando un libero professionista residente nel Bresciano, esasperato e stremato dalle continue minacce e pressioni psicologiche patite, aveva deciso di denunciare. Nei mesi precedenti trovandosi in difficoltà post lockdown aveva chiesto soldi a soggetti legati a cosche della ‘Ndrangheta.
In Procura, durante la conferenza stampa per svelare i retroscena dell'operazione, è stato confermato che nel Bresciano è attiva una rete fitta della «criminalità Organizzata che si muove con riserva di violenza».
Sono 19 persone in tutto le persone coinvolte: «Il comune denominatore dei casi é evocare con gli imprenditori casati di appartenenza per ottenere quanto richiesto». In particolare sono 4 gli imprenditori offesi per cui si stanno organizzando misure di prevenzione e sicurezza.
Il procuratore capo di Brescia Francesco Prete ha sottolineato come esista un «rapporto perverso tra imprenditori e criminalità organizzata nell'emissione di fatture false e nel riciclaggio di denaro illecito».
«I criminali sono stati capaci di individuare la parte più debole dell'imprenditoria e avvicinarsi a loro proponendosi come mediatori - ha spiegato il tenente colonnello dei carabinieri Francesco Tocci -. Purtroppo abbiamo trovato nelle fasi iniziali anche omertà da parte degli imprenditori»
«Gli imprenditori si illudono di poter trattare alla pari con i mafiosi - ha concluso Prete -, ma non hanno capito con chi hanno a che fare. Alcuni cercano contatti con pregiudicati e sottovalutano i rischi».
«Ci siamo accorti che la cosca Facchineri si è radicata in modo stabile nel territorio e svolge attività in settore diversi - ha aggiunto Marco Garofalo, dirigente Sco Polizia -, dalle tradizionali zone dell'hinterland Milanese è stabilmente attiva anche nel Bresciano. Non è una derivazione al nord, ma una realtà del territorio che punta non solo al controllo dell'economia criminale ma anche a di quella sana».


