Chiamarsi con il proprio nome per qualcuno è un problema. Perché se per caso è in una lingua che per alcuni è sinonimo di «Paese straniero, povero, quindi da allontanare», allora può succedere che trovare casa sia infattibile. È successo a tre 30enni di Brescia, che in comune hanno le origini africane e la brutta esperienza di essersi visti rifiutare un affitto dopo l’altro perché «i proprietari non vogliono stranieri».
Le storie
La prima «straniera» è una cittadina italiana, si chiama Karima Naoui, fa l’operatrice socio-sanitaria al Fatebenefratelli e nel tempo extra la tata per due bambini con autismo («se non sei nato in Italia devi sempre dimostrare il doppio»). Nel Duemila la sua famiglia è arrivata a Bozzolo, in provincia di Mantova, dove Naoui si è affermata come atleta junior della Fidal. Due anni fa è stata assunta dall’istituto bresciano, da maggio 2022 con contratto a tempo indeterminato, e ha deciso di trasferirsi qui.




