La città multietnica con 146 nazionalità: ecco la mappa della Brescia che cambia

Quali nazionalità ci sono nel tuo quartiere? Qual è la zona della città con più culture diverse? Scoprilo qui
Il muro colorato all'ingresso della biblioteca sociale Porto delle Culture in via Milano - Foto © www.giornaledibrescia.it
Il muro colorato all'ingresso della biblioteca sociale Porto delle Culture in via Milano - Foto © www.giornaledibrescia.it
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Si ripete da anni che Brescia è una delle città più multietniche d’Italia, e in effetti basta attraversare alcune strade del centro come via San Faustino o l’iconica via Milano per rendersene conto.

Quattro anni fa abbiamo creato una mappa interattiva per visualizzare la varietà delle culture e delle nazionalità presenti in città, via per via. La riproponiamo, con i dati aggiornati per quartiere, per tenere traccia del cambiamento della nostra città. Che è davvero una delle più multietniche d’Italia: lo dice l’Istituto nazionale di statistica (Istat), secondo cui la provincia di Brescia si colloca prima in Lombardia per numero di residenti di origine straniera (153.933).

A restituirne la fotografia dettagliata è l’Ufficio Statistica del Comune di Brescia, che ha contato le singole nazionalità presenti nei 34 quartieri in cui è suddivisa la città. Stando ai dati aggiornati al 31 dicembre 2021, ce ne sono 146, dieci in più rispetto al 2018. In questa mappa potete vedere le provenienze più consistenti, che sono praticamente le stesse di quattro anni fa. In testa rimane la Romania, seguita da Pakistan e Ucraina. Tra le prime dieci ci sono poi, in ordine: India, Cina, Egitto, Moldova, Albania, Filippine e Marocco.

Il quartiere con la presenza più grande di residenti di origine straniera in rapporto al numero complessivo di abitanti è Fiumicello: qui le persone nate in un altro Paese rappresentano il 36,7% dei residenti (2334 su 6360). Tutta la zona circostante, in realtà, è quella che registra il tasso di multietnicità più elevato di Brescia: parliamo della fascia sud-ovest che circonda il cuore della città, compreso il centro storico nord e quello sud, a cui si aggiungono i quartieri Chiusure e Porta Venezia. E quindi, con Fiumicello: Primo Maggio, Don Bosco, Centro Storico Nord, Centro Storico Sud, Chiesanuova, Porta Cremona, Porta Milano, Lamarmora, Porta Venezia e Chiusure (l’incidenza degli stranieri sul totale dei residenti potete vederla nella mappa di Brescia qui sotto).

Se si guarda invece ai numeri assoluti, è Porta Cremona il quartiere con più residenti di origine straniera (3597), seguito da Porta Venezia (2389), Centro Storico Nord (2373) e solo quarto Fiumicello (2334). Nella mappa interattiva blu potete selezionare nel menu a tendina il vostro quartiere e le singole nazionalità. 

Complessivamente, stando ai dati Istat aggiornati alla fine dello scorso anno, sono 37.492 i residenti a Brescia di origine straniera, cioè il 19% della popolazione totale (196.858). Si tratta di una cifra sostanzialmente stabile da dieci anni: dal 2001 al 2012 le persone che si sono stabilite a Brescia sono passate da 10.890 a 34.209, mentre fino a oggi sono aumentate solo di circa tremila unità.

Troppi numeri? Passiamo allora a un’esperienza più giocosa esplorando da vicino questo caleidoscopio. Nel grafico qui sotto potete selezionare nel menu a tendina il vostro quartiere e scoprire così quali sono le nazionalità che animano le strade in cui vivete. Ce ne sono di più in verità, ma qui sono rappresentate solo quelle con almeno 15 persone: al di sotto, i dati non sono stati condivisi dall’ufficio Statistica per motivi di privacy.

Giusto per fare un esempio: rumena, ucraina, pakistana, egiziana, moldava, srilankese, cinese, indiana, albanese, nigeriana, filippina, ghanese, bangladese, bosniaca, croata, brasiliana, bulgara, senegalese, russa, peruviana, marocchina, tunisina, ivorania. E, ovviamente, italiana. Sono le nazionalità che si possono incontrare girando per le vie di Porta Cremona, tra i quartieri più multiculturali di Brescia insieme al Centro Storico Nord, dove, però, si concentra anche il numero più alto di persone originarie delle Filippine. In modo speculare, il Centro Storico Sud accoglie il numero più alto di cinesi. O ancora, la comunità indiana vive soprattutto tra Chiusure e Fiumicello.

Non si tratta di ghetti però, piuttosto di una tendenza a stabilirsi nei posti dove ci sono più persone della stessa nazionalità, o della stessa religione, per ragioni che vanno dal mutuo aiuto alla familiarità. In più, permane un vecchio nodo socio-economico: i residenti a Brescia di origine straniera continuano a svolgere lavori poco qualificati, dunque pagati poco. Di conseguenza, possono permettersi affitti bassi, solo in certe zone. «C’è anche un tema, vecchio, di degrado degli edifici - aggiunge l’assessore Marco Fenaroli -. In alcuni quartieri gli alloggi sono in condizioni precarie e quindi gli affitti sono più bassi e abbordabili per tanti stranieri, che comunque continuano a essere pagati in media di meno rispetto agli italiani». 

 E quindi? A Brescia si può parlare di una città multietnica con un modello di integrazione che funziona, oppure no? Per Fenaroli è più corretto parlare di inclusione: «A Brescia c’è quasi tutto il mondo, il numero di nazionalità è aumentato in questi anni e oggi siamo arrivati a un buon livello di convivenza. Preferisco però dire che Brescia è una città inclusiva, perché l’inclusione implica una responsabilità di entrambe le parti. E su questo c’è ancora del lavoro da fare».

  • Via Milano e via San Faustino, tra le strade più multietniche della città
    Via Milano e via San Faustino, tra le strade più multietniche della città
  • Via Milano e via San Faustino, tra le strade più multietniche della città
    Via Milano e via San Faustino, tra le strade più multietniche della città
  • Via Milano e via San Faustino, tra le strade più multietniche della città
    Via Milano e via San Faustino, tra le strade più multietniche della città

Secondo l’assessore, ci sono diverse dinamiche da tenere presente che ostacolano ancora oggi l’integrazione. Da una parte, permangono i pregiudizi storici nei confronti di altre nazionalità che hanno ricadute evidenti nel mondo del lavoro, dove gli stranieri sono spesso inquadrati in posizioni basse e poco remunerative. Questo accade a volte perché effettivamente privi dei titoli di studio per ricoprire posizioni diverse, a volte per discriminazione più esplicita. «In più, negli ultimi dieci anni stiamo assistendo a un blocco degli arrivi per lavoro: chi viene a Brescia lo fa soprattutto per ricongiungimento familiare, o per motivi di studio e di salute» spiega Fenaroli. Dall’altra parte, ci sono anche forme di chiusura da parte dei residenti di stranieri, che si manifestano soprattutto all’interno del cerchio ristretto delle comunità nazionali e delle comunità religiose.

«Chiaramente si tratta di generalizzazioni - specifica l’assessore -. Esistono tantissimi esempi virtuosi ed è comunque una situazione in evoluzione. Basta considerare le seconde generazioni, anche se rimane il nodo dello ius soli, e di tutti gli stranieri che hanno ottenuto in questi anni la cittadinanza italiana: sono quasi settemila a Brescia e oggi nelle statistiche sono naturalmente conteggiati come residenti italiani». A dimostrazione di una città che continua a cambiare.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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