Brescia e Hinterland

Trappole e ispezioni: il supereroe che protegge Brescia dai topi

Grazie alla sua «mappa», allo studio dei percorsi e ai sopralluoghi costanti la città non vive l’Sos ratti.
Paolo Carbone durante un'ispezione al parco Ducos 1
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Paolo Carbone durante un'ispezione al parco Ducos 1

Avviso ai naviganti: anche Brescia ha il suo supereroe. Niente maschera né tuta colorata, la sua «divisa» è ordinaria, l’obiettivo è muoversi nella quotidianità senza dare troppo nell’occhio, la sua missione tenere al sicuro la città. Da chi o da cosa è una storia curiosa. Il suo «nemico» è Mickey Mouse o, meglio, i suoi simili decisamente meno simpatici: i topi. In sostanza - nonostante la raccolta differenziata, nonostante ci siano i furbetti che abbandonano i rifiuti nei vicoli, nonostante il lockdown abbia lasciato per mesi campo libero alla «natura», nonostante i costanti cantieri - se nel capoluogo non esiste un’emergenza ratti il merito è tutto suo.

Lui si chiama Paolo Carbone, in Comune lavora ormai da vent’anni e dal primo giorno di assunzione controlla la situazione. Strada dopo strada, parco dopo parco, scuola dopo scuola. Nell’arco della sua esperienza sul campo, ormai, conosce ogni trucco, ogni strategia. E ha approntato la mappa delle trappole: sì, a Brescia c’è una rete nascosta (invisibile ai più) di trappole per topi. Contando solo quelle fisse si arriva a 1.200, ma ogni mese ne vengono posizionate anche di nuove, in base ai rilievi, ai sopralluoghi, agli spostamenti monitorati.

Perché - dice Carbone - «i topini sono animali intelligentissimi e furbi, fregarli non è semplice come si pensa. Sono scaltri, veloci, memorizzano tutto: dai percorsi, sempre rasente i muri, al sapore delle esche che, proprio per questo, vanno cambiate ogni volta. Altrimenti, riconoscendole come letali, non le addentano».

Una delle trappole posizionate per i ratti - Foto © www.giornaledibrescia.it
Una delle trappole posizionate per i ratti - Foto © www.giornaledibrescia.it

La sua giornata inizia di buon mattino. Stavolta il sopralluogo è al parco Ducos 1: lì, nel solo spazio verde affacciato su viale Piave, di trappole ce ne sono almeno 15: «In quest’area qualche problema lo abbiamo avuto in passato per via della presenza di altri animali che mangiavano per primi l’esca, ma anche e soprattutto per l’abitudine delle persone che spesso danno da mangiare a uccelli o tartarughe. Ora però la situazione è sotto controllo e, comunque, ogni parco nasconde una serie di trappole».

Mentre parla lo sguardo è a terra, a caccia dell’indizio che più di tutti smaschera la presenza di «topastri»: le buche nel terreno. «L’obiettivo è monitorare costantemente per contenere il fenomeno - racconta -. Anche perché bisogna tenere presente che quando si vede un ratto, ce ne sono almeno altri due: si muovono in gruppetti».

No, si diceva: un Sos ratti a Brescia non c’è, ma (quasi) nessuna zona è priva di interventi. «Da quando sono in servizio l’unica area della città dalla quale non sono mai arrivate segnalazioni o non è mai stato necessario intervenire ad hoc è la Panoramica» svela il funzionario comunale. Per il resto, ogni angolo pubblico del capoluogo è sorvegliato speciale. Certo, ci sono alcune zone predilette dai piccoli roditori, che bazzicano di più «negli spazi della stazione ferroviaria, nelle aiuole adiacenti ai cassonetti, lungo i corsi d’acqua». Il clou della campagna di contenimento si svolge tra novembre e febbraio, «ma comunque vanno sempre sostituite le esche e tenute d’occhio le zone critiche - sottolinea Carbone -. Ovviamente gli edifici pubblici, in primis quelli scolastici, vengono costantemente controllati, così come il centro storico».

Quanto si impiega a debellare una colonia? Circa una settimana, a patto che «non ci sia costantemente in giro del cibo e che il percorso studiato, e quindi il posizionamento delle trappole, sia corretto. Per questo cerchiamo di rintracciare e ripercorrere il loro tragitto: quando proprio non si riesce a fregarli, si ricorre al collante, usato prevalentemente negli spazi chiusi». La gestione dei tombini è invece in capo ad A2A.

Tre i messaggi che Carbone vuole trasmettere ai cittadini. Primo: «I topi non rincorrono mai, semmai scappano: dall’uomo sono terrorizzati». Secondo: sempre meglio tenere due o tre trappole nelle cantine e nel cortile del condominio. Terzo: il cittadino che vede uscire o entrare il topo dal tombino non deve avvisare Aprica, ma recarsi o scrivere agli Uffici di zona, perché «solo le ex circoscrizioni possono segnalare ad A2A e la multiutility prende in considerazione solo quelle indicazioni». Diversamente, se si nota per strada o in un parco basta inviare la segnalazione in Comune. Da dove partirà l’ispezione del supereroe in incognito.

 

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