Ultima tappa, Brescia. Dopo essere iniziato a Trieste, trasferito a Brescia, finito sul tavolo della Cassazione a Roma per stabilire la competenza territoriale, ora è inziato davanti alla prima sezione penale, il processo a carico di quattordici persone, accusate a vario titolo di far parte di un’associazione a delinquere che aveva come finalità quella di importare illegalmente cani dalla Romania.
Ieri nel corso del dibattimento sono sfilati i primi testimoni ed è stato aggiornato a maggio del prossimo anno. La maggior parte dei coinvolti è nata o è residente in provincia di Brescia. Tra cui un veterinario della zona del Garda, ritenuto componente del gruppo e che è accusato «di aver installato i microchip e regolarizzato i libretti» degli animali che non potevano arrivare in Italia in quanto privi di vaccinazione, senza documenti o con documenti falsi. E il veterinario non avrebbe mai denunciato le irregolarità. I cani, cuccioli di American Staffordshire Terrier, di Bicbon e di Dogo, erano allevati in Romania e Ungheria e in Italia arrivavano su minibus «almeno una volta a settimana» è la ricostruzione degli inquirenti. Una volta in Italia gli animali «venivano consegnati a terzi soggetti che poi li consegnavano ad altre persone, anche proprietari di allevamenti bresciani, per la vendita attraverso documenti contraffatti».




