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Brescia e Hinterland

MESSI A FUOCO

Strage di piazza Loggia: «Bisogna trovare la base bresciana»


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1 giu 2019, 20:23
STRAGE: "DA TROVARE LA BASE BRESCIANA"

Divisi per un attimo, divisi per sempre. «Mi sono fermato con un amico a parlare, Livia è andata avanti. Mentre la stavo raggiungendo è esplosa la bomba». Così Manlio Milani ricorda il momento dell’esplosione in piazza Loggia il mattino del 28 maggio 1974.

Emozioni, ricordi, flash di un dramma che ha trasmesso durante la puntata di Messi a fuoco dedicata al 45esimo anniversario della Strage. Era un bambino invece Alfredo Bazoli quando non vide più tornare a casa la madre, Giulietta Banzi, conosciuta, di fatto, solo dai giornali dell’epoca e dai racconti. «Non ricordo esattamente come feci a sapere cosa era successo. Ricordo però che da bambino andavo a cercare tra gli archivi di mio padre che teneva nascosta in una scatola tutti gli articoli di giornale. Appena potevo guardavo quelle carte perché avevo l’esigenza di sapere». 

C’è stato spazio per emozioni, ma anche per analizzare 45 anni di storia processuale e risentire la voce di chi venne coinvolto nella prima inchiesta. Arrestato, accusato di strage e poi assolto. Come Andrea Arcai. «Dopo così tanto tempo ho perdonato chi mi ha coinvolto in quella storia. Mio padre diceva che ero stato tirato in mezzo perché figlio suo. Dal carcere, dove feci 40 giorni in isolamento, io e lui ci siamo scritti tutti i giorni. Un carteggio molto commovente».

Hanno fatto discutere in studio le parole di un altro coinvolto nella prima inchiesta. Arturo Gussago, oggi avvocato. Per lui venne chiesto l’ergastolo e poi venne assolto. «Ricordo quei due anni di carcere come un periodo di un’altra mia vita. Non credo però che la verità processuale che è stata scritta con sentenza diventata definitiva possa soddisfare chi si definisce democratico e antifascista». Gli ha risposto Alfredo Bazoli. «Se dice così perché crede che manchi qualcosa gli do ragione: manca ancora di scoprire la base bresciana e le persone vanno ricercate nei gruppi nei fascisti dell’epoca. Spero sempre che chi sa parli».

 

 

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