Sos infortuni sul lavoro: nel Bresciano 6.800 episodi nel 2021

In 6 mesi si contano 21 croci. Anmil: «Le cause sono le stesse da oltre mezzo secolo»
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LAVORO: SI MUORE COME 60 ANNI FA
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«Solo una maggiore sensibilità nei confronti della sicurezza sul lavoro può aiutare il nostro Paese a rinascere». Ne è convinto Roberto Valentini, presidente dell’Anmil di Brescia. I dati dei primi sei mesi del 2021 riferiscono di un calo degli infortuni (da 7.814 a 6.768) e dei decessi (da 25 a 21) nella nostra provincia rispetto allo stesso periodo del 2020, ma Valentini invita a essere cauti: la pandemia rende particolare il periodo considerato; il trend non si definisce in un arco di tempo così limitato e i numeri sono ancora molto alti.

«Dopo Milano - sottolinea il presidente -, la nostra è la provincia che registra i dati peggiori in Lombardia». A Bergamo, ad esempio, nei sei mesi di riferimento si contano 5.693 infortuni denunciati (erano 6.295 nel 2020) e 9 croci (erano 31 un anno prima). A livello di incidenti in Italia c’è stato un aumento (da 244.896 a 266.804) e in Lombardia un calo (da 53.145 a 50.082). I decessi, invece, sono diminuiti un po’ dappertutto: in Italia da 570 a 538, in Lombardia da 145 a 72.

I numeri, è bene precisarlo, tengono conto anche dei decessi per contagi da Covid avvenuti sul posto di lavoro. A tal proposito ricordiamo che il 2020, anno in cui il settore manifatturiero è comunque rimasto attivo e si sono registrati più infortuni in contesti sanitari, si è chiuso con 39 croci delle quali 26 ascrivibili alla pandemia. Consapevole di tutto ciò Valentini invita tutti a fare di più: «Il problema della sicurezza deve essere affrontato come una priorità agendo sulle coscienze - commenta il presidente -: l’ascolto di una testimonianza può incidere positivamente sulle persone molto più di dieci ore di corso. Ora buona parte degli imprenditori considera la sicurezza sul lavoro soltanto come un costo, quando invece, oltre a salvare vite, rappresenta un risparmio per la collettività».

Ben vengano quindi le iniziative utili a sensibilizzare la popolazione «anche introducendo queste tematiche come materia di studio nelle scuole superiori». Il Paese, infatti, deve ancora fare una svolta: «Un calo significativo dei numeri si era registrato dal 2008 al 2015, poi c’è stata una ripresa e oggi in Italia ogni giorno muoiono tre persone per incidenti sul lavoro».

C’è ancora molto da fare anche perché da più di cinquant’anni «le principali cause di infortuni, dalle conseguenze anche gravissime, sono le stesse: cadute dall’alto, schiacciamenti da mezzi che fanno manovra o da trattori ribaltati. È ora di dire basta». Il tema è caldo anche a livello nazionale dopo il recente decesso, nel Modenese, di Laila El Harim, morta intrappolata in un macchinario: «Ci fa piacere che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella abbia chiamato il ministro del Lavoro Andrea Orlando per chiedere un riscontro sul fenomeno infortunistico - osserva Valentini -. Con il ministro, che ha già dimostrato una forte sensibilità su questo tema, rafforzeremo ulteriormente l’impegno sul fronte della prevenzione e della tutela. Ma chiediamo che il nostro ruolo non sia relegato ai margini di una battaglia così importante per tutti».

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