Quella barriera anti-veleni, quella «diga» che dall’epicentro del Sito di interesse nazionale dovrebbe «separare» l’acqua dal cocktail di inquinanti di cui è impregnata tutta l’area, non è efficace dal 2002. Per diciannove anni la contaminazione ha continuato ad espandersi. E a ribadirlo, dopo un ulteriore studio accurato, è stata anche e soprattutto la relazione del 2014: la barriera «non è da ritenersi idonea, perché non copre l’intero perimetro dello stabilimento - si legge nel documento con timbro e firma dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente -: nel caso di livelli elevati della falda, tra i pozzi 4 e 7, si ha una zona con assenza di richiamo».




