Brescia e Hinterland

Si barrica in casa con il figlio, su Facebook attaccati gli assistenti sociali

Interviene l’ordine della categoria: «Il nostro ruolo è fondamentale per la sicurezza dei minori. Solidarietà a tutti i professionisti»
Pierpaolo Prati

Pierpaolo Prati

Giornalista

La soluzione del caso a Roncadelle, nel pomeriggio di giovedì - Foto New Eden Group © www.giornaledibrescia.it
La soluzione del caso a Roncadelle, nel pomeriggio di giovedì - Foto New Eden Group © www.giornaledibrescia.it

«A volte gli assistenti sociali e i giudici fanno più male che bene all’interno di una separazione». «Gente che pensa di essere chissà chi e non sanno fare la "o" con il bicchiere». «Non sempre anzi quasi mai gli assistenti tutelano le vere vittime». «L’assistente sociale è stata a dir poco stupida a organizzare l’incontro "protetto" in un parco pubblico. E adesso il risultato è che la posizione del padre si è ulteriormente complicata».

Le frasi sono state copiaincollate, esattamente come sono state scritte, dalla pagina di Facebook del Giornale di Brescia. Sono state postate dagli utenti a commento delle notizie sui fatti accaduti tra mercoledì e giovedì, tra Rodengo e Roncadelle; fatti che hanno visto protagonista il 34enne padre ai domiciliari per maltrattamenti in famiglia ai danni della ex moglie che, per starsene solo con il figlio, ha aggredito un’assistente sociale nel corso di un incontro protetto, le ha strappato il bambino di 4 anni dalle braccia ed è scappato a casa a Roncadelle, dov’è rimasto barricato con una pistola fino alla mattina del giorno dopo.

Oltre a prendersela con lui, ma anche a giustificarne il gesto, il popolo dei social ha colto l’occasione per attaccare la categoria degli assistenti sociali. Tra le decine e decine di commenti una sola persona ha affidato ad internet un pensiero per loro: «Ma nessuno - scrive una signora - pensa alla povera assistente sociale? Svolgi il tuo lavoro, cerchi di proteggere un minore... e finisci con un’arma puntata addosso?».

La vicenda e l’aggressione dei social nei confronti della categoria non è certo sfuggita all’ordine degli assistenti sociali. «Nonostante le fatiche, le notti insonni e i dilemmi quotidiani da affrontare - scrive la presidente dell’ordine della Lombardia Manuela Zaltieri - il nostro operato gode di scarso riconoscimento sociale. Leggiamo che dovremmo lasciare stare i bambini, non mettere il naso dentro le famiglie. Tutto ciò ci lascia amareggiati. Anche noi vorremmo che ogni bambino potesse contare su un contesto familiare amorevole, accogliente e attento. Ma se questo non accade, se tutte le altre misure di sostegno non sono sufficienti e l’incuria, la violenza fisica e psichica - prosegue la dottoressa Zaltieri - i maltrattamenti e gli abusi sessuali sono il contesto di vita di un bambino, è fondamentale che ci sia un sistema di protezione pronto a metterlo in sicurezza. Nessuna bambina e nessun bambino deve essere lasciato solo e vivere nella deprivazione e nell’angoscia».

Un ruolo, la protezione di minori in difficoltà, che l’ordine rivendica con orgoglio. «Un compito, il nostro - conclude la presidente - molto delicato, che richiede competenze professionali solide, ma anche il coraggio di affrontare una realtà a volte molto dura. A tutti gli assistenti sociali va la nostra vicinanza e solidarietà».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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