Per i vertici della «Vibo», la Viteria Bontempi con sede a Rodengo Saiano, da cui Mauro dipendeva da una decina di anni, lui era considerato «un talento naturale, una persona di incredibili capacità professionali e straordinaria bravura nel lavoro, tanto che avrebbe avuto un sicuro futuro di successo nella nostra realtà non solo come tecnico, ma anche per la sua straordinaria caratura umana che mostrava con tutti», come racconta commosso il direttore generale Vittoriano Calomeni.
La notizia della morte di Mauro Favalli è giunta con la violenza di una fucilata nella Vibo, dove nonostante i 380 dipendenti tutti si conoscono e dove lavora anche la sorella più grande di Mauro. «Aveva una passione smisurata per le motociclette e più volte ci eravamo detti che si trattava di un’attività pericolosa. Gli facevo delle battute e gli dicevo di venderla quella moto a cui lui teneva tanto. Mai avrei immaginato un epilogo così....» continua il dirigente.




