Brescia e Hinterland

Scarface: in aula le foto del pm a cena con gli imputati

Scatti a cena con il magistrato che ha indagato ed alcuni dei coinvolti nell’inchiesta
Andrea Cittadini

Andrea Cittadini

Vicecaporedattore

Il Tribunale di Brescia - Foto © www.giornaledibrescia.it
Il Tribunale di Brescia - Foto © www.giornaledibrescia.it

La prima udienza è in agenda a settembre. Ma i colpi di scena non mancano sul fronte Scarface, l'inchiesta su una presunta associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio di denaro attraverso soprattutto le vincite al Lotto, con i soldi incassati che, dopo il passaggio su conti correnti intestati a soggetti compiacenti, avrebbero alimentato le casse della cosca della 'ndrangheta Barbaro-Papalia.

Ventinove i coinvolti, a partire dall'imprenditore Francesco Mura, accusato tra l'altro di associazione a delinquere di stampo mafioso. Proprio alcune fotografie in cui lo ritraggono a cena sono state ammesse a processo. Negli scatti l'imprenditore non è solo. Allo stesso tavolo, oltre ad altri indagati, ci sono anche il pubblico ministero, all’epoca titolare della stessa inchiesta Scarface e un suo collega magistrato della procura - che mai è risultato indagato - il cui nome era stato inserito anche nell'informativa dei carabinieri per aver assistito ad alcune partite della Juventus in tribuna Boniperti a Torino, ospite dello stesso Mura.

Le immagini di una cena, avvenuta nella taverna della casa ad Erbusco di Cristiano Barbi, un altro arrestato nella stessa indagine, sono state ammesse a processo dal gup Francesca Grassani. Il nuovo pm che ha ereditato l'inchiesta aveva chiesto di togliere dagli atti processuali le fotografie perché non era chiaro chi le avesse scattate e non presentavano una data. Il gup ha invece rigettato la richiesta del pm e al contrario ha disposto l'acquisizione e quindi dichiarato utilizzabili le immagini, contenute in un fascicolo di indagini difensive depositato il 30 aprile 2021 dai legali di uno dei coinvolti. Che valore potranno avere le foto è tutto da capire e solo il processo che inizierà a settembre potrà chiarirlo. Nei mesi scorsi, parallelamente all'inchiesta penale, l'Arma dei carabinieri, pur non ravvisando alcun reato, aveva aperto un procedimento disciplinare per cinque militari di Chiari, poi puniti con il trasferimento, per aver avuto rapporti quantomeno inopportuni con Mura. Il caso pistola. Nel frattempo ieri per un’altra indagata, per Scaraface, e tutt’ora in carcere, si è chiuso un processo collegato al filone principale.

Gabriella Corsini, titolare della tabaccheria ricevitoria La Sfinge di Roncadelle, è stata assolta dall’accusa di aver detenuto illegalmente un’arma. Quella pistola che durante le perquisizioni i carabinieri trovarono in una scatola di scarpe, sigillata all’esterno e all’interno, nascosta nell’armadio della camera da letto dell’appartamento dove viveva una donna. «Quella scatola me l’aveva data Maria Dizioli, con la quale lavoravo e che come me è stata arrestata» aveva detto l’imputata. Sentita come teste, Dizioli ha negato le accuse. E alla fine il giudice Roberto Spanò ha deciso di assolvere Gabriella Corsini «perchè il fatto non costituisce reato».

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