Salvate dal genocidio e cresciute a Castenedolo: dopo 29 anni Sara e Barbara tornano in Ruanda

Arrivarono miracolosamente nel Bresciano nel 1994. Con il sostegno delle famiglie adottive sono tornate nei luoghi delle loro radici
Barbara Savio (con maglia a righe) con i suoi familiari - © www.giornaledibrescia.it
Barbara Savio (con maglia a righe) con i suoi familiari - © www.giornaledibrescia.it
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Nel 1994 il Ruanda era travolto da un conflitto sfociato in un genocidio di proporzioni devastanti. Più di tutti, a farne le spese erano i bambini, indifesi tra i massacri e le cospirazioni. Tra questi bimbi in pericolo, c’erano anche Sara Loda e Barbara Savio, che devono la vita all’associazione Museke, fondata da Enrica Lombardi. Tra rischi incommensurabili e lungaggini burocratiche furono miracolosamente portati in salvo dal Ruanda 41 orfani.

Giunti a Castenedolo, questi trovarono l’amore di tantissime famiglie che li adottarono, per crescerli con amore e cura. Dopo 29 anni, due di loro, appunto, Sara (che era la più piccola e aveva soltanto 8 mesi) e Barbara (che invece era la più grande, di 6 anni), hanno trovato il coraggio di compiere il viaggio della vita e di tornare a visitare luoghi e persone che per loro rappresentano le radici.

L'abbraccio con il papà e la nonna 

«È stato emotivamente molto complesso compiere questo percorso - spiega Sara - e senza l’amore immenso della mia famiglia adottiva non ce l’avrei mai fatta. Ero già stata in Africa durante delle missioni. In particolare sono rientrata dal Togo a luglio, dove ho svolto 7 mesi di volontariato in un centro per malati psichiatrici. In qualche modo mi stavo già avvicinando alla mia terra, ma solo di recente mi sono sentita pronta a visitare il Ruanda, e così sono andata a conoscere papà, zii, sorelle, fratelli e nonna, che coi i suoi 86 anni e in un contesto come quello, è una vera forza. Adesso mi sento completa, perché ho percepito di far parte di un mondo che non mi ha dimenticata. Desidero ora compiere una missione proprio in Ruanda. È qui che voglio essere utile».

Sara Loda (prima a destra) tornerà in missione - © www.giornaledibrescia.it
Sara Loda (prima a destra) tornerà in missione - © www.giornaledibrescia.it

La sorella gemella 

Barbara invece quando è stata salvata dalla guerra aveva 6 anni: in lei i ricordi sono molto nitidi. Ultima di cinque figli, dopo una lunga ricerca, lo scorso mese di gennaio era riuscita a mettersi in contatto con la sorella gemella Immacolata. «Proprio mio marito e la mia famiglia italiana mi hanno spronato e sostenuto a intraprendere questo viaggio. Poi sono partita e mi sono portata i miei familiari, compresi i miei bambini, che hanno vissuto con emozione il fatto di conoscere la terra natia della mamma. È stato incredibile. Ho rivisto le persone e i luoghi che avevo stampati nel cuore. Tra questi il centro che curava i bambini orfani di madre che si ammalavano per via della malnutrizione. Mia mamma era morta, mio padre era molto povero e io spesso ero ricoverata lì, dove avevo un pasto garantito, dei vestiti e l’amicizia di tanti bambini».

Nell’ambito del Mese della Pace, Sara e Barbara stanno organizzando, per il 27 gennaio alle 20.45 in sala civica a Castenedolo, una serata dedicata soprattutto a chi ha vissuto esperienze analoghe, ma non ha ancora trovato il coraggio di riscoprire un passato complesso. «Vorremmo che il nostro vissuto potesse essere d’aiuto anche per altri».

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