Rischio incendi, Rsa bresciane supercontrollate ma il rischio zero non esiste

Dopo la tragedia di Milano lo sguardo su Brescia dove le norme sono rigidissime, pena la chiusura delle strutture
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INCENDI IN RSA, LA PREVENZIONE
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Il rischio zero non esiste. Nemmeno se nelle Rsa, le residenze per anziani, i controlli avvengono ogni mese da parte dei manutentori interni alle strutture, ogni sei mesi dalle ditte esterne, con una certa frequenza dalla vigilanza dell’Agenzia di tutela della Salute che controlla i registri compilati da chi ha controllato e ha verificato che tutte le misure di prevenzione e di sicurezza incendi fossero a norma e funzionanti. In questo via vai si inseriscono, senza preavviso, anche i Nas, i nuclei antisofisticazioni dei carabinieri tenuti ad appurare, ad esempio, se nelle persone che sono di turno sia presente l’addetto alla sicurezza. Malgrado ciò, il rischio zero non esiste.

Dopo Milano ci si interroga

Tutti si interrogano, in queste ore, dopo la tragedia avvenuta a Milano dove nella notte tra giovedì e venerdì si è sviluppato un incendio in una Rsa che ha causato la morte di sei persone e il ricovero in ospedale di altri 81 residenti. Le cause non sono ancora chiare ed è stata aperta un’indagine per omicidio colposo plurimo. Si interrogano i gestori delle Rsa, ma anche i familiari degli ospiti. E, quando le condizioni cognitive lo consentono, anche dagli stessi anziani giunge qualche considerazione perché, benché alla lettura mattutina dei quotidiani gli animatori hanno cercato di sorvolare sulla notizia per non creare preoccupazioni, le voci nei corridoi sono circolate. Del resto, le Rsa non sono un’isola avulsa dalla realtà.

Il rischio

Ed è realismo anche dichiarare che «il rischio zero non esiste». «Non è una questione solo di costi perché l’investimento significativo è quello iniziale quando ogni struttura si deve dotare di tutti gli strumenti idonei per la redazione del rischio incendi che consenta poi di avere il certificato di prevenzione incendi, senza il quale, ovviamente, non si è a norma - spiega Stefania Mosconi, direttore generale di Fondazione Casa di Dio, la realtà che gestisce quattro Rsa per complessivi 460 posti letto -. Tutti noi abbiamo un piano di emergenza per intervenire in caso di necessità e, ovviamente, abbiamo operatori formati al servizio antincendio, individuati nelle infermiere anche perché registriamo un maggiore turn over tra operatori e gli ausiliari socio-assistenziali».

I controlli

Controlli serrati si ripetono, ovunque. Sia nelle Rsa contrattualizzate (quelle in cui la retta viene pagata in parte dalla Regione e in parte dalla famiglia) sia in quelle in cui la retta è totalmente a carico dell’ospite. Anche queste, che gestiscono circa il 10% del totale degli ottomila posti letto disponibili tra Brescia e provincia, sono sottoposte agli stessi controlli per avere l’autorizzazione al funzionamento.

Sulla homepage del sito internet della Fondazione Casa di Industria, di cui Chiara Benini è direttore generale, si legge: «Le persone, prima di tutto. Piegare il nostro sguardo in modo più amorevole verso quest’età della vita, può essere di grande ritorno per tutti, anche per la comunità». Non è solo una dichiarazione.

Elementi scatenanti

 Benini: «Se parliamo di incendi, gli elementi scatenanti sono tantissimi. Cerchiamo di prevenirli, non solo perché le regole, giustamente rigorose, ce lo impongono. Formazione del personale con esame finale effettuato dai vigili del fuoco, esercitazioni, corredi ignifughi, porte antipanico che sono resistenti alle fiamme per due ore e che consentono di isolare la zona in cui è scoppiato l’incendio e di intervenire in sicurezza ad evacuare gli altri nuclei della residenza. Non dimentichiamo - aggiunge Benini - che gli ausiliari devono essere in grado di mettere in sicurezza il proprio assistito sempre e dovunque, quindi devono essere preparati in modo adeguato. Il tutto per 1.200 euro al mese. Credo che sia da tener presente». 

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