Il rischio zero non esiste. Nemmeno se nelle Rsa, le residenze per anziani, i controlli avvengono ogni mese da parte dei manutentori interni alle strutture, ogni sei mesi dalle ditte esterne, con una certa frequenza dalla vigilanza dell’Agenzia di tutela della Salute che controlla i registri compilati da chi ha controllato e ha verificato che tutte le misure di prevenzione e di sicurezza incendi fossero a norma e funzionanti. In questo via vai si inseriscono, senza preavviso, anche i Nas, i nuclei antisofisticazioni dei carabinieri tenuti ad appurare, ad esempio, se nelle persone che sono di turno sia presente l’addetto alla sicurezza. Malgrado ciò, il rischio zero non esiste.
Dopo Milano ci si interroga
Tutti si interrogano, in queste ore, dopo la tragedia avvenuta a Milano dove nella notte tra giovedì e venerdì si è sviluppato un incendio in una Rsa che ha causato la morte di sei persone e il ricovero in ospedale di altri 81 residenti. Le cause non sono ancora chiare ed è stata aperta un’indagine per omicidio colposo plurimo. Si interrogano i gestori delle Rsa, ma anche i familiari degli ospiti. E, quando le condizioni cognitive lo consentono, anche dagli stessi anziani giunge qualche considerazione perché, benché alla lettura mattutina dei quotidiani gli animatori hanno cercato di sorvolare sulla notizia per non creare preoccupazioni, le voci nei corridoi sono circolate. Del resto, le Rsa non sono un’isola avulsa dalla realtà.


