Regione rinnova Trenord per 10 anni: biglietti e abbonamenti a rischio rincari

Il piano della Lombardia non prevede fondi per il Tpl: a Brescia mancano 7 milioni per garantire il servizio bus
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TRENORD, ALTRI DIECI ANNI
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Altri dieci anni insieme. Il lungo rosario di proteste (dei pendolari e delle opposizioni) non è bastato a fare cambiare idea alla Lombardia, che ha deciso di riaffidare la gestione del servizio ferroviario regionale a Trenord per un altro decennio, senza procedere con un bando di gara.

Stavolta, però, la locomotiva - oltre a portare con sé un aumento dei costi di biglietti e abbonamenti - rischia di frenare anche i servizi sui territori, a partire da quelli su gomma. Tradotto: i bus che compongono la rete del trasporto pubblico locale e che, da settembre, devono fare fronte alle esigenze della platea scolastica.

I conti

Il contratto con Trenord (dopo tre deroghe) scadrà il 31 luglio. Per il riaffidamento decennale la Giunta deve presentare un piano economico finanziario. Cosa prevede? I ricavi passano dagli attuali 340 milioni a 501 milioni nell’arco di cinque anni, che aumentano a 644 milioni in dieci anni. Come è possibile? In parte si prevede un incremento del numero dei passeggeri: un aspetto, questo, da verificare nel tempo. Se è vero che è previsto un carnet di investimenti sulla rete, è altrettanto vero che questi non verranno a segno prima del 2027 e non è detto che a un servizio identico (e parecchio contestato) corrisponda un picco degli utenti. Di qui, l’aumento del costo di biglietti (con un rincaro stimato del 40%) e degli abbonamenti (50%).

Non solo. A subire un’impennata sono anche i corrispettivi che Regione si impegna a conferire a Trenord: si passa dagli attuali 453 milioni di euro all’anno ai 542 milioni del 2024 (al netto dell’Iva): una differenza che sfiora, in definitiva, i cento milioni di euro l’anno. Il che significa che la metà del Fondo trasporto regionale (pari a 1,2 miliardi) va a finire direttamente nelle casse di Trenord.

Tutto ciò - come più volte hanno denunciato i pendolari - nonostante gli indici di puntualità di Trenord siano largamente inferiori alla media nazionale, il numero delle corse si sia ridimensionato del 5% negli ultimi cinque anni (con linee tagliate o eliminate, sforbiciate alle corse serali e nei weekend) e nonostante il costo del servizio regionale sia il più elevato d’Italia (22 euro al chilometro contro una media di 12 euro). Insomma, una Lombardia motore economico del Paese, dove tutto va alla velocità della luce, tranne i treni, eterno tallone d’Achille.

I rischi

Che c’entra, però, il trasporto locale? Tutto è legato a doppio filo con la delibera al centro del Consiglio regionale di oggi, quella che riguarda il Prss, acronimo di Piano regionale di sviluppo sostenibile. A spiegarlo è il consigliere regionale Emilio Del Bono (Pd), vicepresidente dell’Aula, che premette: «La Giunta dovrebbe ricordarsi che Trenord copre solo un quarto dei passeggeri del trasporto pubblico. I ricavi da loro previsti si basano su un aumento eccessivo di biglietti e abbonamenti, trend che può avere un impatto negativo sulla fruizione». La preoccupazione più grande, però, è un’altra: «Questi cento milioni di euro in più all’anno che Regione trasferirà a Trenord da dove provengono? Mi auguro che non si vada ad erodere il già scarno Fondo del trasporto regionale». Si tratta di 624 milioni che sostengono la mobilità urbana attraverso le Agenzie. E che già oggi non bastano per sostenere l’attuale servizio: a certificarlo è stato il monitoraggio voluto proprio dalla Lombardia, dal quale emerge che per garantire le corse attuali mancano all’appello 70 milioni.

Una spada di Damocle che coinvolge anche Brescia: alla nostra Agenzia del Tpl servono più di 7 milioni. Altrimenti, a settembre, è a rischio la rete dei bus che garantisce il trasporto scolastico. «Ricordo - conclude Del Bono - che questa è la somma necessaria a sostenere il servizio attuale che, come vediamo ogni anno, è insufficiente».

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