Regionali, Frassoni (Patto civico): «Sì ad una Regione verde, sostenibile e più europea»

Monica Frassoni, classe 1963, è stata europarlamentare dei Verdi dal 1999 al 2009. Ha ricoperto la carica di presidente del partito Verde europeo dal 2009 al 2019. Ha una lunga esperienza, anche professionale, sui temi della transizione ecologica. È capolista del Patto Civico che sostiene la candidatura di Pierfrancesco Majorino a presidente della Regione.
«Quella di Fontana e della sua maggioranza di centrodestra è una cultura ecoscettica, che pratica una politica retrograda dal punto di vista ambientale». Monica Frassoni, storica esponente dei Verdi italiani ed europei, portavoce del movimento «Brescia attiva» che sarà presente alle prossime elezioni per la Loggia, ha deciso di mettere la sua «lunga esperienza in materia di partecipazione democratica e lotta ai cambiamenti climatici al servizio della Lombardia». Seguendo una strada opposta, sottolinea, a quella percorsa dal centrodestra negli ultimi 28 anni.
Frassoni, perché la scelta di candidarsi?
La Regione ha bisogno di cambiare, andando verso una direzione precisa: quella verde, sostenibile, europea. Voglio dare il mio contributo a quest’opera di rinnovamento, che ha risvolti nazionali ed europei, perché la Lombardia è un laboratorio importante per la transizione ecologica, ben oltre i suoi confini.
Che carattere ha la sua lista?
È una formazione civica, composta da una pluralità di esperienze politiche e professionali. Ha certamente una forte identità ambientalista ed ecologista.
Quali sono, secondo lei, le priorità da affrontare in Lombardia?
La salute e il modo in cui vengono spese le risorse. Il sistema sanitario deve essere fortemente improntato alla prevenzione. C’è uno stretto legame fra la qualità del sistema sanitario e la qualità della salute dei cittadini. Più prevenzione significa meno gente malata. Brescia e il suo territorio sono un concentrato di sfide ambientali. Dal sito della Caffaro all’agricoltura intensiva, che inquina l’aria e l’acqua. Serve un approccio ecologista alla sanità: migliorare il luogo dove si vive per evitare che le persone si ammalino.
E sull’impiego delle risorse?
Il 2023 è l’anno europeo delle competenze. È un tema fondamentale per la transizione. Bisogna investire meglio sulla formazione e sulle competenze di lavoratori e ricercatori. Solo così si aiuta l’innovazione anche nelle imprese che non trovano il personale adeguato.
A proposito di investimenti, lei ha criticato il progetto della Regione sui treni a idrogeno in Valcamonica. Perché?
È un esempio di uso negativo delle risorse. Con la metà dei fondi la Regione potrebbe elettrificare la linea e acquistare treni e bus elettrici. Inoltre, è una scelta tecnologicamente sbagliata, specie dal punto di vista energetico, perché il rendimento dell’idrogeno utilizzato in tal modo è circa la metà di quello elettrico. Insomma, noi crediamo che dopo 28 anni di gestione del centrodestra vada fatta una discussione su come ricollocare le risorse affinché vengano impiegate meglio. Servono scelte più trasparenti e meno politicamente orientate.
La mobilità è uno dei temi nodali della transizione...
Certamente. Deve essere data priorità al trasporto su ferro e al trasporto pubblico green. Basta privilegiare la gomma privata e le autostrade. Per altro, è in corso un cambio netto di mentalità, in particolare da parte dei giovani che sempre più per gli spostamenti quotidiani scelgono il mezzo pubblico e/o la bicicletta. Occorre un cambio culturale netto nelle scelte della Regione. Naturalmente, una volta eletta intendo impegnarmi per risolvere le tante vertenze ambientali ancora aperte del Bresciano.
Lei è uno degli esponenti più in vista dei Verdi. Come mai la sua candidatura in una lista diversa da quella in cui c’è il loro simbolo?
Negli ultimi anni il partito dei Verdi a Brescia si è chiuso in se stesso. In ogni caso, credo che la mia energia possa essere meglio utilizzata in una lista civica allargata come il Patto Civico per Majorino.
Quali sono le sue critiche maggiori al centrodestra e alla gestione Fontana?
Innanzitutto una visione conservatrice della natura, non nel senso di conservarla, ma di sfruttarla. Basti pensare alla politica sulle infrastrutture, rivolta al dio automobile e al dio autostrade. C’è un pessimo utilizzo delle politiche per l’innovazione. Il sistema sanitario, con le lunghe liste di attesa, obbliga i lombardi a pagare di tasca propria visite e analisi. E poi i diritti civili: in Regione c’è un sistema di potere che li comprime.
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