La Provincia vecchio stile piace a tutti. Per questo l’idea di una tabella di marcia serrata in parlamento non incontra ostacoli: l’obiettivo è approvare la riforma entro l’autunno, così da procedere alla svelta con l’elezione diretta di presidente e Consiglio. Tanto che il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, è orientato a concedere la deroga delle tre schede. Tradotto: il 9 giugno 2024, oltre a votare per le Europee e per le Amministrative, si potrebbe celebrare anche il gran ritorno delle «vecchie» Province, un maxi election day che manderebbe così in proroga anche il nostro Consiglio in Broletto, in scadenza a fine anno.
L’iter
Se il «sì» bipartisan all’elezione diretta è scontato, non lo è invece altrettanto quello per abolire il ballottaggio con la formula «asso piglia tutto» che, in sostanza, funzionerebbe così: chi ottiene almeno il 40% di voti validi vince e segna il punto definitivo, solo in caso contrario si va al ballottaggio. Un’opzione che fa storcere il naso alle forze di opposizione al governo, convinte che sia uno stratagemma del centrodestra per accaparrarsi nuovi scranni più facilmente. Il disappunto però non è sufficientemente forte per mantenere a bagnomaria la riforma, ritenuta da tutti ormai necessaria dopo lo stallo creato dall’incompiuta legge Delrio, che ha lasciato alle Province competenze importanti (come ambiente, viabilità, scuola) svuotandole però di poteri e fondi.




