Provincia, Comuni, Europee: l’ipotesi election day 2024 spinge la riforma

Roma vuole aprire le urne il 9 giugno 2024: in bilico l’abolizione del ballottaggio. Primi rumors sui candidati
Palazzo Broletto è la sede della Provincia di Brescia © www.giornaledibrescia.it
Palazzo Broletto è la sede della Provincia di Brescia © www.giornaledibrescia.it
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La Provincia vecchio stile piace a tutti. Per questo l’idea di una tabella di marcia serrata in parlamento non incontra ostacoli: l’obiettivo è approvare la riforma entro l’autunno, così da procedere alla svelta con l’elezione diretta di presidente e Consiglio. Tanto che il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, è orientato a concedere la deroga delle tre schede. Tradotto: il 9 giugno 2024, oltre a votare per le Europee e per le Amministrative, si potrebbe celebrare anche il gran ritorno delle «vecchie» Province, un maxi election day che manderebbe così in proroga anche il nostro Consiglio in Broletto, in scadenza a fine anno.

L’iter

Se il «sì» bipartisan all’elezione diretta è scontato, non lo è invece altrettanto quello per abolire il ballottaggio con la formula «asso piglia tutto» che, in sostanza, funzionerebbe così: chi ottiene almeno il 40% di voti validi vince e segna il punto definitivo, solo in caso contrario si va al ballottaggio. Un’opzione che fa storcere il naso alle forze di opposizione al governo, convinte che sia uno stratagemma del centrodestra per accaparrarsi nuovi scranni più facilmente. Il disappunto però non è sufficientemente forte per mantenere a bagnomaria la riforma, ritenuta da tutti ormai necessaria dopo lo stallo creato dall’incompiuta legge Delrio, che ha lasciato alle Province competenze importanti (come ambiente, viabilità, scuola) svuotandole però di poteri e fondi.

Certo è che si tratta di un iter seguito con interesse dalle segreterie dei partiti nostrani, ancora alle prese con l’overbooking di candidature tramontate o rimaste fuori dai posti disponibili in parlamento e in Regione. In questo senso le province possono essere una compensazione anche per chi non troverà spazio in Europa.

I dubbi

Quali sono le posizioni dei partiti e come si sta instradando la partita bresciana? Spiega la senatrice Mariastella Gelmini (Azione), membro della Commissione Affari costituzionali: «La scadenza per gli emendamenti è stata posticipata a martedì. Nel merito, noi ascoltiamo gli amministratori, che sono favorevoli al ritorno della vecchia norma, con il secondo turno classico. Così come pare una forzatura andare al voto subito: i presidenti appena eletti vorrebbero andare a scadenza naturale, altrimenti il loro mandato durerebbe solamente un anno».

Nel Pd a parlare è il segretario provinciale Michele Zanardi, che è in disaccordo con le perplessità espresse da Azione: «L’attuale percorso istituzionale in Broletto, con il listone unico, è stato avviato solo nella consapevolezza comune che nel 2024 ci sarebbe stato il voto». Per i dem, semmai, le criticità sono altre: «Il ballottaggio classico ha un suo valore in territori estesi come il nostro, non si comprende come il centrodestra lo voglia nei Comuni sopra i 15mila abitanti e non in una provincia di oltre un milione e 200mila. Si deve invece ragionare sui collegi: il rischio di riproporre solo la gara alle preferenze senza il valore della territorialità sarebbe un errore». Non è tutto: «Ritengo inammissibile che si riformino le province senza che prima si sia definito il perimetro esatto delle competenze, altrimenti diventa solo una norma per ricreare centri di potere e, quindi, una non riforma. Il governo sta procedendo con leggi spezzatino: Province, Autonomia e presidenzialismo meritavano un comune lavoro».

Alleanze e frontman

Con la parentesi estiva, i tempi iniziano a stringersi e i partiti sanno che a breve dovranno guardarsi in faccia. Anche per approntare lo schema delle candidature, a partire dalle potenziali alleanze. Il M5s, ad esempio, seguirà il «modello Loggia» (schierato con la sinistra) o tenterà il modello Lombardia cercando un dialogo con il Pd? «La Provincia va ripristinata com’era e l’idea di abolire il ballottaggio è irricevibile - chiarisce il portavoce provinciale Ferdinando Alberti -. Noi dobbiamo essere presenti e vogliamo incidere. Tutto è aperto: l’alleanza col Pd non è a tutti i costi».

Convinto che la questione stia diventando scottante lo è anche il segretario provinciale di FdI, Diego Zarneri: «Il centrodestra deve ritrovarsi al più presto. Certo è che FdI ha dimostrato, anche con la Loggia, di mettere davanti a tutto il bene della coalizione e ci aspettiamo che lo facciano anche gli alleati». Il sottotesto è chiaro: la presidenza spetta al partito di maggioranza relativa. Anche se non è un segreto la posizione esplicitata dal coordinatore provinciale di Forza Italia Marco Ferretti: «Abbiamo la volontà di esprimere il candidato presidente: siamo in crescita e siamo convinti di avere persone di valore e competenti, oltre che rappresentative del centrodestra». Roberta Sisti (Lega) rimarca che «a Brescia la riforma è necessaria e un grande lavoro lo ha condotto anche l’Anci: bisogna tornare alle competenze nelle materie fondamentali, come la questione siccità». La Lega sa che il candidato presidente non le spetterà: ha già ottenuto la Loggia. «È un ruolo troppo importante, verrà discusso a livello regionale - chiarisce Sisti -: certo è che non manchiamo di gente capace e competente, abbiamo i numeri».

I primi rumors

Il centrodestra si confronterà a fine agosto in un summit dedicato proprio agli schemi su Broletto e Comunali. Intanto però, i primi rumors sui possibili candidati presidenti si susseguono.

Nel centrosinistra non se ne è ancora parlato ufficialmente, ma tra i papabili ci sarebbero Roberto Cammarata, Gabriele Zanni, Antonio Bazzani e Filippo Ferrari, con l’obiettivo di investire sulla nuova classe dirigente.

Nel centrodestra, oltre alla possibile conferma di Emanuele Moraschini, il nome che potrebbe unire tutti e spesso ripetuto dagli alleati è proprio quello di Diego Zarneri. Se però Forza Italia dovesse mettere sul tavolo il nome di Gabriele Barucco i giochi potrebbero riaprirsi: anche l’ex consigliere regionale, infatti, godrebbe di un largo consenso.

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