Processo penale telematico: App è un flop, rinvio di un anno

La rivoluzione digitale voluta dal Governo per rispondere alle esigenze dell’Europa doveva scattare dal primo gennaio. «Ma per fortuna non parte. Avrebbe comportato la paralisi della giustizia e si sarebbe bloccata l’attività delle procure».
Claudia Moregola, sostituto procuratore a Brescia e referente per l’informatica e l’innovazione per l’intero distretto - Brescia, Bergamo, Mantova e Cremona - non usa giri di parole per il flop di App, Applicativo processo penale, introdotto dal Ministero della Giustizia per eliminare la carta nel penale. A partire dalle indagini preliminari. «Non funziona ed è inutilizzabile» tuona Moregola, reduce da un incontro al Csm. Il Governo ha preso atto delle difficoltà e ha spostato di un anno l’entrata in vigore del processo penale telematico, previsto dagli accordi per ottenere i fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr).
Dottoressa Moregola, tutto rinviato al 2025?
«Sarà digitalizzata solo una piccolissima parte del processo penale, quella relativa alle richieste di archiviazione che saranno caricate nel nuovo sistema App. Parliamo degli atti non urgenti che si possono fare senza disagi. Ma tutto il resto è impraticabile perché il sistema non funziona».
Quali sono stati gli ostacoli lungo il percorso?
«Il piano per il Pnrr diceva che bisognava portare a termine la digitalizzazione del processo civile e "iniziare la diffusione della digitalizzazione anche in ambito penale". Si poteva pensare di digitalizzare da dopo il rinvio a giudizio, quando cioè gli attori del processo sono ben individuati. La politica ha avuto un’enorme fretta per incassare la fetta di fondi del Pnrr e, mi lasci dire, ci siamo fatti del male da soli. Ci siamo dati un obiettivo molto più elevato ed irraggiungibile rispetto a quanto ci è stato chiesto dall’Europa. Conoscendo come vanno le cose in Italia avremmo fatto meglio a puntare al minimo».

Non c’è però il rischio che così la svolta digitale nella giustizia penale non avverrà mai?
«Il problema vero riguarda la fase delle indagini preliminari, che per sua natura è fluida, caratterizzata da mille atti, da urgenze, da atti fatti fuori sede. In tutto questo è stato messo in campo uno strumento che ha criticità e limiti che lo rendono una soluzione inutilizzabile».
Dal Governo non si erano accorti di nulla?
«Il Governo ha recepito le relazioni arrivate dalle Procure di tutta Italia e lunedì ha deciso di rinviare la parte più importante della digitalizzazione. La situazione è questa: il software App in questo momento non funziona se non dal computer dell’ufficio. Se il pm di turno sta facendo un’attività urgente fuori sede con App oggi non può redigere atti. L’applicativo è stato calato dall’alto e sviluppato senza il coinvolgimento dell’utenza giustizia. A Brescia siamo stati tra gli uffici primi in Italia a sperimentarlo dal 30 ottobre al 24 novembre e ci siamo resi conto che non poteva andare. L’informatica è un valore se agevola e velocizza il lavoro. In questo caso complica il lavoro».
App avrebbe avuto impatti negativi anche sulla cittadinanza?
«La giustizia sarebbe andata in tilt. Con il nuovo software un’intercettazione d’urgenza o un sequestro o anche un fermo non potrei farlo se non dal computer del mio ufficio. Dovrei esserci sempre io e la mia segretaria che è l’unica che, oltre al magistrato, può vedere gli atti. E tra l’altro App prevede che solo il procuratore capo possa iscrivere la notizia di reato e assegnare il fascicolo. Tutti devono essere presenti fisicamente in ufficio ed è impensabile. Un altro esempio? Quando una persona arrestata ricorre al Riesame, il pm ha cinque giorni di tempo per trasmettere gli atti e se non lo fa l’arrestato viene scarcerato in automatico. Ora le richieste di trasmissione atti passano da una segreteria centralizzata e nel caso di assenza del pm, firma l’atto il collega di turno e il personale amministrativo, sempre di turno, trasmette gli atti. Con App invece se il pubblico ministero non vede la richiesta perché non è in sede e quindi non può intervenire, l’arrestato viene rimesso in libertà. Ma le dirò di più».
Prego.
«È stato addirittura annullato il segreto investigativo. In questo momento infatti i profili di App non si possono limitare e quindi oggi io vedo gli atti dei colleghi e posso entrare nei fascicoli di tutti e vedere cosa stanno facendo. Il segreto investigativo, che è il nostro valore principale, viene cancellato da un applicativo. Sono troppi i problemi. Ed era inimmaginabile poter partire con la rivoluzione tra dieci giorni. Fino al primo gennaio 2025 non se ne parla più».
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