Occuparsi del territorio ha due facce e le incarna perfettamente Rolando Bennati. La prima è concreta, anzi concretissima, e prevede di sporcarsi le mani sul campo: parliamo di Protezione civile. La seconda è parimenti concreta, ma ha a che fare con lo studio e la scienza. Sicurezza e conoscenza del territorio valgono a Bennati il «Grosso d’oro»: «Da solo - dice lui - non avrei fatto niente». Lo dice al termine di una lunga chiacchierata durante la quale ha raccontato degli inizi, di come «oggi si parla tanto di ambiente e di volontariato, ma da un sacco di tempo ci sono persone che si spendono su questi fronti».
Come lui e come il gruppo di amici con cui ha costituito nel 1968 il Gruppo Val Carobbio, che a sua volta ha dato vita nel 1977 al Gruppo di Protezione civile di Brescia: «Ho cominciato negli anni Sessanta a svuotare cantine - racconta -, ai miei familiari e ai vicini di casa. Poi sono iniziati gli incendi boschivi ed è diventato un impegno serio. Negli anni abbiamo operato ovunque: siamo stati in Sicilia, in Sardegna, in Liguria, certo nella nostra regione. Eravamo a Salò, per il terremoto. Le abbiamo viste praticamente tutte. E abbiamo agito anche in termini di prevenzione: il rimboschimento della Val Carobbio, per esempio».
All’attivo vanta una lunga serie di pubblicazioni e l’ultima è stata presentata proprio qualche giorno fa: «Un nuovo lavoro sulla Val Carobbio - spiega - e in particolare sulla rete di anfibi della zona». È contento del premio che gli è stato riconosciuto per il suo impegno nella ricerca e nella Protezione civile. Un premio per «un impegno lunghissimo, prezioso, disinteressato verso la sicurezza del nostro territorio e alla sua conoscenza», si legge tra le note che lo accompagnano». Un premio, però, «che voglio condividere con chi mi ha accompagnato in tutte le attività di questi anni - sottolinea Bennati -, non sono mai stato da solo».
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