Ponte di via Volturno, gli agenti in moto: «Piovevano calcinacci, di corsa per bloccare tutti»

La testimonianza del commissario Ferrari, tra i primi a intervenire sul luogo dell'incidente e a bloccare il traffico
La sala operativa della polizia locale - Foto Marco Ortogni Neg © www.giornaledibrescia.it
La sala operativa della polizia locale - Foto Marco Ortogni Neg © www.giornaledibrescia.it
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Il comando della Polizia locale di Brescia è stato, mercoledì e anche ieri, il baricentro e anche il termometro della crisi della viabilità ad ovest della città innescata dallo schianto di una autogrù contro il ponte di via Volturno sulla tangenziale Ovest. Ed è destinato ad esserlo, purtroppo ancora a lungo.

In questi giorni in cui si cerca di capire cosa accadrà e ancora di più nelle prossime settimane quando sarà necessario gestire l’ondata di traffico pendolare con la riapertura delle scuole e di tutte le imprese. La Locale di Brescia è stata la prima ad essere mobilitata perché, da protocollo, gestisce tutti gli incidenti sul territorio comunale.

Il commissario Luca Ferrari - Foto Marco Ortogni Neg © www.giornaledibrescia.it
Il commissario Luca Ferrari - Foto Marco Ortogni Neg © www.giornaledibrescia.it

Martedì mattina tra i «Beta», gli agenti motociclisti, c’è il commissario Luca Ferrari, primo ad intervenire sulla angenziale Ovest con due colleghi. «Dalla segnalazione via radio siamo arrivati alla Ovest in pochissimi minuti. Abbiamo visto la polvere e cadevano i calcinacci dal ponte, le auto sopra stavano ancora passando». A quel punto il primo obiettivo era bloccare la circolazione.

«Avevamo tre moto ed eravamo noi tre motociclisti. Abbiamo lasciato ogni moto con i lampeggianti accesi a bloccare una corsia o una rampa e noi a piedi siamo corsi verso gli altri accessi, abbiamo urlato e ci siamo sbracciati. Per fortuna nessuno si è fatto male». Ma non è stato facile. «Nessuno si aspettava che il ponte fosse pericolante, volevano tutti passare. E anche se avevamo fermato il traffico di auto e camion c’erano persone che volevano passare a piedi o in bicicletta».

Dalla centrale tutto il personale in servizio è stato inviato in zona: «Ci sono piste ciclabili sia sopra che sotto il ponte e ci si arriva anche senza essere visti dalla strada, abbiamo dovuto bloccare anche quelle». Poi sono iniziate le verifiche, in via Volturno e sulla Ovest sono passati gli ufficiali di turno, il comando e tutti gli agenti con esperienza: subito è stato evidente che sarebbe stata una cosa lunga, che dovevano essere previste serie di soluzioni studiate per durare.

«Il primo problema è stato quello di trovare il materiale necessario a segnalare le deviazioni. Nell’emergenza abbiamo chiesto aiuto a tutti i settori comunali e a diverse aziende. Siamo riusciti a trovare le transenne e poi le abbiamo rese visibili con le lanterne da cantiere lampeggianti». Ma non poteva bastare. Dopo la prima notte ieri mattina si sono viste le prime criticità: via Crotte e via Chiusure bloccate, via Fiume ferma e autisti di mezzi pesanti stranieri «dispersi» verso Cellatica e Gussago.

Mentre negli uffici si studiano i percorsi alternativi, sulla strada si cerca di capire come segnalarli. Oltre ai cartelli gialli con scritta nera «Deviazione» è stato posizionato un rimorchio con freccia luminosa lampeggiante e poi anche altri fari per illuminare al meglio lo svincolo e la strada chiusa. Per tutta la giornata poi le pattuglie hanno provato, con auto, moto e furgoni, i percorsi alternativi che hanno segnalato. In alcuni casi ci si è resi conto che quello che pareva fattibile sulla carta era difficilmente gestibile sulla strada.

Nell’ora di punta della sera, su alcuni snodi, è stato necessario mettere i semafori a luce lampeggiante e utilizzare gli agenti per gestire il passaggio. La richiesta che arriva da via Donegani è molto semplice. Non basta dare deviazioni sul posto ma percorsi alternativi, molto ampi, già dall’autostrada, dalla tangenziale sud e dalle provinciali che collegano la città alla Bassa e alla Valtrompia.

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