Brescia e Hinterland

Pestato a sangue sulla metropolitana da sette ragazzini: «Nessuno l’ha difeso»

Baby gang in azione ieri mattina tra Sanpolino e San Polo. Forse un tentativo di rapina. La testimonianza di chi c'era
Gianluca Gallinari

Gianluca Gallinari

Caporedattore

Un convoglio in arrivo alla stazione di Sanpolino - © www.giornaledibrescia.it
Un convoglio in arrivo alla stazione di Sanpolino - © www.giornaledibrescia.it

Un incubo durato il tempo di una corsa tra due fermate di metrò. Scandito da calci, pugni, sputi. Un’aggressione brutale che ha lasciato a terra col volto tumefatto dalle botte incassate uno studente poco più che maggiorenne. Minacciato prima con un coltello alla fermata di Sanpolino, e poi accerchiato sul convoglio da sei o sette ragazzini, tutti adolescenti, dall’aspetto - a detta di chi ha assistito alla scena - tra i 15 e i 18 anni, eppure capaci di agire come una banda.

Il racconto

Erano le 10, minuto più minuto meno, quando una corsa della metro cittadina si è tramutata nel set di un brutto film. Che purtroppo film non era. Il racconto di chi era tra i numerosi passeggeri, e ora vuole mantenere l’anonimato nel timore di ritorsioni, è quello di una sequenza tanto rapida quanto violenta e drammatica, avvenuta nel cuore di un lunedì mattina come tanti. «All’improvviso a Sanpolino è salito questo ragazzo che avrà avuto 19 o 20 anni. Vestito in modo curato, l’aspetto dello studente. Era atterrito: è corso nella zona anteriore del convoglio gridando di essere stato minacciato con un coltello».

La conferma del fatto che il giovane era braccato è arrivata poco dopo, con il primo aggressore: «Giovanissimo, abiti vistosi e accessori griffati». Così gli altri sopraggiunti in breve. Avevano l’aria di quelli che sui social sono etichettati come «maranza»: ragazzotti capaci di generare il caos, forse per il solo gusto di creare scompiglio. Forse perché tentano una rapina. Non è chiaro. L’accento è descritto come spiccatamente bresciano, solo alcuni possono tradire dai tratti somatici origini straniere. «Il primo - prosegue il racconto - è stato presto raggiunto dagli altri, sei forse sette: alcuni hanno bloccato le porte, in attesa che tutti i compagni salissero sul treno. Poi quando questo è ripartito, il ragazzino è stato chiuso in un angolo e sono iniziate le botte».

Colpi in sequenza, pugni, schiaffi, pedate mulinate mentre i passeggeri e alcuni addetti della metro per caso a bordo (pare manutentori) si riparavano dal lato opposto della carrozza: «É stato orribile: i posti a sedere del convoglio erano pieni, c’erano anche adulti ma nessuno è intervenuto ad aiutare quel poveretto» prosegue la testimonianza.

L’epilogo

La situazione impazzita in un amen, in un amen si è poi ricomposta. Con la fuga precipitosa del gruppetto alla stazione successiva, quella di San Polo. Per il ragazzo, naso e viso gonfi, il tempo di un altro paio di fermate, le prime cure prestate da una ragazza, l’allerta lanciata a forze dell’ordine e soccorritori da chi era tra i passeggeri. «A terra è rimasto il sangue» è la chiosa sgomenta di chi racconta. «Quello che fa più male è che una cosa simile possa accadere su un mezzo che deve essere sicuro. E che nessuno abbia mosso un dito. Speriamo che raccontare quanto ho visto concorra a scongiurare epiloghi simili».

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