Permessi scaduti: Ultimo dell’anno in carcere per i 700 semiliberi

Non rinnovate le misure anti Covid: persone richiamate a dormire in cella dopo due anni. Sciopero della fame dei garanti dei detenuti
Un cancello all'interno del carcere Nerio Fischione di Brescia - © www.giornaledibrescia.it
Un cancello all'interno del carcere Nerio Fischione di Brescia - © www.giornaledibrescia.it
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Finiranno l’anno nel peggiore dei modi: in cella. Passeranno l’ultima notte del 2022 in carcere perché il Governo non ha prorogato il permesso speciale che, causa Covid, aveva consentito loro fino a ieri di dormirsene a casa, sostanzialmente in regime di detenzione domiciliare. Emendamento sospeso. Se nelle ultime 48 ore del 2022, tra una Finanziaria e un decreto rave da approvare e convertire in legge, non sarà approvato un emendamento ad hoc, dovranno ripresentarsi con i loro effetti personali ai portoni degli istituti di pena dove fino a marzo del 2020 stavano scontando le loro notti e dove da allora non sono più tornati.

I semiliberi

Se non lo faranno saranno considerati degli evasi a tutti gli effetti, con quello che un’evasione può comportare. In questa condizione, ad oggi, si ritrovano circa 700 persone in tutta Italia. Sono i «semiliberi», così si chiamano coloro che stanno scontando quello che residua della loro pena (che può andare dalla metà ad un terzo se i reati per i quali sono stati condannati sono più gravi), metà fuori, metà dentro. A Brescia sono meno di una decina. Fino allo scoppio della pandemia uscivano dal carcere tutte le mattine - weekend esclusi - per motivi di lavoro o studio, per poi farvi rientro per la notte.

Con lo scoppio della pandemia da coronavirus era stato consentito loro di starsene fuori 24 ore su 24. Non liberi di circolare, visto l’obbligo di passare la notte in casa, ma solo di dormire nel proprio letto. Scopo della misura era quello di evitare che queste persone, entrando ed uscendo dagli istituti di pena, si trasformassero in veicoli di contagio, rischio che in un luogo densamente affollato come un carcere è quasi una certezza. L’emergenza Covid è rientrata (almeno così sembra) e loro rientrano in carcere proprio per l’ultimo dell’anno, data di scadenza del decreto «premio».

La protesta

Per evitare che questo accada, per richiamare le istituzioni al tema, provocare in extremis un ripensamento che non sembra nell’ordine delle cose, i 72 garanti delle persone private della libertà personale di tutta Italia stanno osservando lo sciopero della fame a staffetta. Tra loro c’è anche la bresciana Luisa Ravagnani. Due sono le ragioni che hanno spinto la Conferenza dei garanti a decidere questa forma di protesta. «Salvo casi eccezionali, in cui la licenza straordinaria non è stata rinnovata o è stata revocata, il comportamento di queste persone - che dentro hanno già scontato la stragrande maggioranza della loro condanna e che comunque sono chiamate al rispetto di numerosissimi limiti - è stato irreprensibile e ha ripagato nel migliore dei modi la fiducia che è stata loro data. Per questo appare incomprensibile e contraria al principio della progressività del trattamento penitenziario la mancata proroga delle licenze. Incomprensibile il loro rientro in carcere addirittura la notte di San Silvestro».

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