Per la tesi di laurea dall’Università di Brescia alla sede del New York Times

Il lavoro di Alessia Battagliola ed Elisa Gecchelin, studentesse di ingegneria gestionale, è sulla tutela della privacy dei lettori sul web
Elisa Gecchelin e Alessia Battagliola davanti la sede del New York Times - © www.giornaledibrescia.it
Elisa Gecchelin e Alessia Battagliola davanti la sede del New York Times - © www.giornaledibrescia.it
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È la redazione più famosa del mondo, ma adesso ha dentro anche un po’ di Brescia. Nel cuore di Manhattan, in un grattacielo progettato da Renzo Piano, ogni giorno il «New York Times» racconta la cronaca d’America e non solo. Una lunga storia di giornalismo, cominciata nel 1851, di cui ora possono dire di essere parte anche due ragazze bresciane, Elisa Gecchelin e Alessia Battagliola, studentesse di ingegneria gestionale all’UniBs, da inizio settembre e per tre mesi sono state nella Grande Mela per svolgere con il Nyt il loro progetto di tesi di laurea.

Privacy e web

Un lavoro che ha per oggetto la tutela della privacy sul web, tema scottante in un’epoca in cui le pubblicità personalizzate online, per essere tali, devono avere accesso ad alcuni dati degli utenti. Ne sorge la necessità di un compromesso tra privacy dei lettori ed efficacia degli annunci. Ed è qui che si inserisce lo studio delle due ricercatrici, di cui relatore e correlatore sono, rispettivamente, i docenti dell’Università di Brescia Massimiliano Granieri e Luigi Cristiano. Spiega Elisa: «Il New York Times è uno degli editori americani che per primo sta introducendo la tecnologia “first-party data” per proteggere di più la privacy dei lettori, osservare le nuove regolamentazioni e perfezionare lo scambio di dati con l’Ue».

Ingegneri in redazione

Per migliorare questo modello, dal 2020 ha dalla sua un team di ingegneri, che lavorano nel palazzo a contatto con la redazione. Tra di loro, per tre mesi, anche le due studentesse: «La nostra tesi tratta dello sviluppo di algoritmi e machine learning, nuove tecnologie per la privacy dei lettori del Nyt – spiega Alessia –. Quando su un sito internet accettiamo i “cookie”, autorizziamo a vendere i nostri dati non al sito, ma a terzi che si occupano di analizzarli: il Nyt ha istituito invece un proprio team e i dati non vengono diffusi a terzi». «Il Nyt – aggiunge Elisa – cerca di raccogliere “dati proprietari”, sottoponendo agli utenti dei questionari per raccogliere queste informazioni. Il nostro lavoro è stato accompagnare il team nel perfezionamento degli algoritmi di analisi dei dati».

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