È la redazione più famosa del mondo, ma adesso ha dentro anche un po’ di Brescia. Nel cuore di Manhattan, in un grattacielo progettato da Renzo Piano, ogni giorno il «New York Times» racconta la cronaca d’America e non solo. Una lunga storia di giornalismo, cominciata nel 1851, di cui ora possono dire di essere parte anche due ragazze bresciane, Elisa Gecchelin e Alessia Battagliola, studentesse di ingegneria gestionale all’UniBs, da inizio settembre e per tre mesi sono state nella Grande Mela per svolgere con il Nyt il loro progetto di tesi di laurea.
Privacy e web
Un lavoro che ha per oggetto la tutela della privacy sul web, tema scottante in un’epoca in cui le pubblicità personalizzate online, per essere tali, devono avere accesso ad alcuni dati degli utenti. Ne sorge la necessità di un compromesso tra privacy dei lettori ed efficacia degli annunci. Ed è qui che si inserisce lo studio delle due ricercatrici, di cui relatore e correlatore sono, rispettivamente, i docenti dell’Università di Brescia Massimiliano Granieri e Luigi Cristiano. Spiega Elisa: «Il New York Times è uno degli editori americani che per primo sta introducendo la tecnologia “first-party data” per proteggere di più la privacy dei lettori, osservare le nuove regolamentazioni e perfezionare lo scambio di dati con l’Ue».



