«Siamo pellegrini al santuario della Stella come san Paolo VI»

Il suo storico segretario, monsignor Pasquale Macchi, ha raccontato che era desiderio di Giovanni Battista Montini, arrivato al tempo della pensione, diventare rettore del santuario della Madonna della Stella. Era infatti fortissimo il legame con quel luogo, con quella chiesa sul colle dal quale si ammirano Brescia e la Bassa, la Valtrompia, la Valcamonica e la Franciacorta; il futuro Paolo VI poteva vedere la Stella dalle finestre della sua casa natale di Concesio. Un santuario che lega la sua storia ad una apparizione mariana del 1536, fra dieci anni sarà quindi passato mezzo millennio. Il rettore don Giorgio Comini ha deciso che un anniversario così importante va preparato al meglio, anche partendo con dieci anni di anticipo.
Il miracolo
Il via a questo percorso di avvicinamento, se così vogliamo chiamarlo, è stato celebrato ieri pomeriggio in forma altamente solenne con una messa presieduta dal cardinale Giovanni Battista Re, decano del collegio cardinalizio. «Come il nostro amato san Paolo VI anche noi siamo pellegrini in questo luogo per pregare la Madonna e chiederle che interceda presso suo figlio» ha detto il porporato camuno.
La storia del luogo amatissimo dai bresciani inizia il 31 maggio 1536, quando sul colle della Selva, Antonio, un pastore non udente e muto, visse un incontro destinato a cambiare la sua vita e quella di migliaia di persone nei secoli. Avvolto da un bagliore intensissimo, che lui stesso descrisse come una luce pulsante simile a una stella, vide apparire la Vergine Maria con il bambino Gesù.

In quell’istante ricevette il dono dell’udito e della parola, segno concreto della Grazia. Maria affidò ad Antonio tre messaggi chiari: costruire su quel colle una chiesa a lei dedicata, invitare la popolazione a fare pace, tornare in quel luogo per pregare e chiedere grazie grandi. Il pastore non esitò e iniziò subito a raccontare quanto accaduto, partendo da San Vigilio di Concesio. In poco tempo l’evento fu riconosciuto: nel giro di un mese il vicario del vescovo di Brescia approvò il miracolo e l’apparizione. La risposta della gente fu convinta e immediata.
La pace
Una devozione talmente forte e radicata da avviarsi al traguardo del mezzo millennio di storia. Un legame certificato anche dalla numerosa presenza alla celebrazione di ieri pomeriggio; e se a concelebrare c’erano i sacerdoti di Cellatica, Concesio e Gussago, in prima fila hanno trovato posto i tre sindaci. Un santuario mariano ma anche pienamente montiniano, lo testimonia anche la grande statua in bronzo dello scultore Luciano Minguzzi, opera che venne benedetta da san Giovanni Paolo II in occasione della sua visita in terra bresciana il 26 settembre 1982. E del santo pontefice polacco il cardinale Re fu uno dei più stretti (e fidati) collaboratori. Durante la messa il porporato ha invocato la pace in questo tempo martoriato dalle guerre, «preghiamo la Madonna perché i conflitti possano finalmente cessare».
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