Ricomporre al più presto il Comitato tecnico scientifico che si occupò, nel 2002 e poi nel 2017, degli studi epidemiologici sulla popolazione coordinati dall’allora Asl e che, oggi, deve vedere capofila l’Agenzia di tutela della salute di Brescia (Ats). Perché adesso che la ricerca condotta dall’Istituto Mario Negri e dalle Università degli studi di Milano e dell’Insubria ha conclamato che i Pcb mutano, intaccando l’ecosistema e muovendosi anche attraverso l’acqua potabile, è necessario rispondere a una domanda chiave: qual è il rischio sanitario e come si declina?
A lanciare l’appello è la delegata alla Sanità in Loggia, la consigliera Donatella Albini. Che, letta l’indagine, precisa: «Serve uno studio epidemiologico sulla popolazione per capire la correlazione e le conseguenze di queste molecole derivate dai Pcb sulla salute».
Di qui, il consiglio-proposta: «Si parta subito con una ricerca sulla popolazione residente». L’idea di Albini è di ricostituire quel «validissimo gruppo di lavoro» al quale già Brescia si era affidata in passato: «L’incipit dell’importante relazione del 2017 conclamava che l’Ats Brescia ha il compito di tutelare la salute della popolazione dai fattori di rischio ambientale. Già allora si disse che non si conoscevano gli effetti a lungo termine di queste sostanze, ora abbiamo elementi e rilievi nuovi.

E a distanza di quattro anni credo valga la pena di rimettere insieme il Comitato con a capo proprio l’Ats che, oltre al Mario Negri, potrebbe coinvolgere l’Asst con le nostre Università, in particolare la cattedra di Igiene, la Medicina del lavoro, ma anche oncologi e cardiologi per testare al meglio ogni fattore. Abbiamo tanti giovani ricercatori: dobbiamo ampliare il livello di conoscenza».
Conclude la consigliera: «Dobbiamo fornire risposte chiare alla popolazione al più presto, perché il punto chiave resta quello degli effetti sulla salute. A maggior ragione oggi, in tempi di Covid con una malattia infettiva invasiva, il tema della prevenzione è fondamentale: solo conoscendo e prevenendo si è davvero attrezzati per intervenire in modo efficace oppure per rassicurare che si sia effettivamente di fronte a un rischio zero. Cosa che, ad ora, non sappiamo».




