Ospedali, presto per aprire le visite dei parenti ai ricoverati

Entro giugno nuove indicazioni dalla Regione: nei reparti non Covid si valuta caso per caso ma prevale la prudenza
La scala 4.0 dell’Ospedale Civile è dedicata solo a malati Covid
La scala 4.0 dell’Ospedale Civile è dedicata solo a malati Covid
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Tra i desideri di chi è ricoverato in ospedale, due sono indubbiamente prevalenti: quello di essere curato al meglio e, quindi, guarire al più presto e quello di ricevere visite dalle persone care. Per il primo, ci si affida alla competenza dei medici; per il secondo, è prudente avere ancora pazienza. Il divieto delle visite ai degenti, in vigore dai primi mesi dello scorso anno quano è iniziata la pandemia da Coronavirus, è stato introdotto negli ospedali per ridurre il rischio di trasmissione di infezione, in linea con le normative nazionali e regionali adottate per il periodo del’emergenza.

Un divieto assoluto, ovviamente, in tutti i reparti Covid (non dimentichiamo che ci sono stati mesi, lo scorso anno ed anche quest’anno, in cui i degenti per Covid erano in numero talmente elevato da essere presenti in modo significativo in molte aree degli ospedali), meno rigoroso negli altri reparti in cui le visite possono essere autorizzate dal direttore del reparto in cui il paziente è ricoverato per casi specifici quali parto o pazienti molto fragili. Anche in questi casi, le visite sono limitate ad un solo familiare in orari stabiliti con la direzione dell’Unità operativa. 

«Non abbiamo dato indicazioni tassative, ma le situazioni devono essere valutate caso per caso in base anche al tipo di reparto, ovvero se è Covid o se è libero da pazienti con l’infezione - spiegano dalla direzione generale Welfare di Regione Lombardia -. Entro fine mese, tuttavia, la Regione aggiornerà le indicazioni per la sicurezza di personale, pazienti e visitatori negli ospedali. Lo faremo, naturalmente, tenendo conto del murato scenario epidemiologico e dell’andamento delle vaccinazioni. Di certo, a prevalere sarà la prudenza, con il mantenimento di percorsi separati e di aree Covid all’interno dei pronto soccorso. Nell’aggiornamento ci sarà anche una revisione delle precedenti indicazioni di carattere generale come la temperatura corporea da misurare, i sintomi e i tamponi da effettuare. In questo contesto, entreremo anche nel merito delle visite dei parenti e delle modalità per un graduale venir meno del divieto. È ovvio che più saranno le persone vaccinate, meno saranno le misure restrittive».

Per ora, dunque, un invito alla prudenza e alla pazienza. Perché è vero che ci troviamo di fronte ad un mutato scenario epidemiologico, ma lo è altrettanto che l’epidemia non è finita e che fino a quando il virus è in circolazione è opportuno non abbassare la guardia. Lo evidenziano i numeri: mercoledì scorso (ultimo dato del report regionale sui contagi) nella nostra provincia sono state ricoverate dieci persone per Covid-19 (sei al Civile e quattro all’Asst del Garda).

Sempre dal report risulta che, ad oggi, il totale dei degenti per Covid nelle strutture della rete ospedaliera bresciana sono 140, di cui tredici in terapia intensiva. Il quadro. Certo, numeri molto cambiati rispetto a quelli dello scorso marzo, o del marzo del 2020 nei giorni di picco della pandemia. Nondimeno, una situazione che non è ancora risolta. Anche perché la campagna vaccinale che prosegue, anche se a rimi meno sostenuti di quelli che potrebbe reggere a causa di una ormai cronica disponibilità ridotta di dosi di vaccini, è ancora lontana dalla percentuale di sicurezza indicata dagli esperti.

Che dovrebbe corrispondere almeno al 50-70% di immunizzati sul totale delle persone vaccinabili. Con tendenza, ovviamente, a superare il 90% per raggiungere un’adeguata copertura. Le vaccinazioni. Ad oggi in provincia di Brescia ha ricevuto la prima dose il 47,17% della popolazione target. Non ha ancora raggiunto il 30% la percentuale di persone immunizzate perché hanno terminato il ciclo vaccinale (due dosi o una sola se vaccinate con Janssen).

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