Oltre 9 reati ambientali alla settimana: a Brescia l’ecomafia resta un business
Un reato ogni 31 ore, oltre 9 nell’arco di una settimana, 503 all’anno. Brescia è capitale della Cultura, ma di sicuro non ancora di quella ambientale: il costante sfregio al nostro territorio ci consegna il podio lombardo per gli illeciti che riguardano rifiuti, cemento, incendi e illeciti contro la fauna. Ma è l’intero territorio «locomotiva d’Italia» ad avere un problema con la criminalità ambientale: la nostra regione si tiene infatti stretto il primato dell’illegalità per quel che riguarda il nord Italia, piazzandosi sesta nella classifica nazionale della criminalità, che concentra in Lombardia il 7,1% dei reati commessi nel Belpaese.
I dati che descrivono un business - quello appunto delle mafie - sempre meglio radicato portano la firma di Legambiente, che li analizza all’interno del rapporto «Ecomafia 2023. Le storie e i numeri della criminalità ambientale in Italia». Sotto lo scanner ci sono reati, persone denunciate, arresti e sequestri relativi ai dodici mesi del 2022.
Un problema cronico
A preoccupare è il virus della corruzione ambientale (dal 1° agosto 2022 al 30 aprile 2023, a livello nazionale, sono state censite 58 inchieste su fenomeni di corruzione connessi ad attività con impatto ambientale), ma non è un buon segno neppure l’abaco che descrive le prescrizioni emesse dal Sistema nazionale protezione ambiente (Snpa), dove a spiccare (con 226 sulle complessive 1.240) è ancora una volta la Lombardia.
Il ciclo degli incendi, a partire da quelli boschivi fino ad arrivare a quelli che coinvolgono i rifiuti, resta nel mirino. La ragione la chiarisce lo stesso studio: «Le cause naturali di un incendio boschivo sono estremamente rare. La presenza di una gran quantità di combustibile, ossia la vegetazione, e di comburente, l’aria, non bastano da sole a provocare il fuoco. Per questo i roghi, quando non dipendono da irresponsabilità o distrazione, sono quasi tutti dolosi, ossia appiccati con intenzione». A Brescia, nel solo 2022, per questo filone si sono registrati 106 reati e sono state tredici le persone denunciate. Si tratta di dati che rappresentano il chiaro sintomo di un problema cronico e diffuso anche nella gestione dei rifiuti, dove quasi sempre il fuoco è lo snodo finale di una strategia criminale.
Il problema - come più volte hanno evidenziato anche le inchieste che la Procura sviluppa con la collaborazione dell’Arpa (Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente) - è acuito anche dall’uso fuorilegge di depositi in cui vengono stoccati o abbandonati i rifiuti illecitamente, strutture spesso prese in affitto. Da molte indagini, infatti, è emerso che i capannoni, una volta riempiti, sono stati incendiati, «provocando disastri ambientali di vaste proporzioni e mettendo a rischio la salute dei cittadini». Molti di questi roghi sono stati e sono ancora al vaglio della magistratura (a partire dalla Direzione distrettuale antimafia di Milano) per traffico organizzato di rifiuti e per danni ambientali.
Corruzione
Non va meglio se si passa in rassegna il capitolo «cemento»: il ciclo illegale, in questo caso, non riguarda solo gli abusi edilizi, ma (soprattutto per quanto riguarda il nord, e a Brescia resta l’impietoso primato lombardo) anche appalti truccati, opere dai costi esorbitanti per alimentare giri di mazzette, corruzione e speculazioni immobiliari.
Ma la nostra provincia «dà il meglio di sé» quando si parla di reati contro la fauna, piazzandosi all’undicesimo posto della classifica nazionale. Orsi, lupi, aquile reali, volpi, fringuelli e cardellini, cervi e molti altri, compresi gli animali domestici o esotici, compongono la lunga la lista di specie animali che sono oggetto di crimini e traffici illeciti. Si tratta di un’attività «che - precisa il report - di anno in anno si piazza ai primi posti nella classifica dell’ecomafia. È un settore criminale che trae profitto dall’organizzazione, gestione e controllo di attività illegali che hanno al centro lo sfruttamento degli animali selvatici e domestici, per un giro d’affari stimato in tre miliardi di euro all’anno».
Il bilancio
L’illegalità resta insomma un business in crescita: basti pensare che il fatturato delle diverse filiere analizzate si attesta a 8,8 miliardi di euro.
E una fetta consistente la incassano le organizzazioni criminali che si sono stanziate proprio nella nostra regione. In questo quadro si registra però un trend che andrebbe ben approfondito: da due anni stanno calando le persone denunciate e i sequestri.
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