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Brescia e Hinterland

L'INIZIATIVA

«Noi denunceremo, vogliamo giustizia per i morti di Covid-19»


Brescia e Hinterland
28 mag 2020, 08:05
Un paziente ricoverato in ospedale per il Covid-19 - Foto Ansa/Alessandro Di Marco © www.giornaledibrescia.it

Un paziente ricoverato in ospedale per il Covid-19 - Foto Ansa/Alessandro Di Marco © www.giornaledibrescia.it

«Mio papà si chiamava Osvaldo, era in buono stato di salute e compiva sessantadue anni mentre dava consenso ad essere intubato e trasferito nel reparto di rianimazione dell’Ospedale di Chiari. È deceduto il 10 Aprile a causa del Sars-CoV-2 che l’ha sconfitto in quindici giorni».

È una delle testimonianze che si trovano sul sito del comitato Noi denunceremo, nato per raccogliere le testimonianze e, per l’appunto, le denunce di chi ha perso un familiare o più in generale una persona amata a causa del coronavirus. Il gruppo è nato a Bergamo, la zona più colpita dalla pandemia, ma ha rapidamente raccolto adesioni anche nella nostra provincia.  

«I bresciani sono una montagna e sono tutti incazzati - dice Luca Fusco, responsabile del comitato -. Sono arrivati in un secondo momento rispetto ai bergamaschi, ma continuano ad aumentare».

Fusco spiega di avere iniziato con una semplice pagina Facebook: «È stato mio figlio a spingermi a farlo, dopo la morte di mio padre. L’idea era di ricordare chi non c’era più, era come se stessimo facendo un funerale collettivo. Poi sono arrivate le storie, tutte uguali: niente cure a casa, pochi posti in ospedale per i casi gravi, persone che si sentivano abbandonate».

Superata la fase di sfogo e condivisione, il passo successivo è stato quello di organizzare un gruppo di lavoro per raccogliere le denunce. Ci sono una decina di avvocati che stanno seguendo i casi, coordinati dalla legale Consuelo Locati, e altrettante persone, spiega Fusco, che raccolgono e vagliano le segnalazioni.

«Chi vuole può passare dal comitato per presentare gli esposti, l’assistenza legale è completamente gratuita. Voglio chiarire che noi non puntiamo il dito contro il singolo medico o il singolo infermiere, secondo me sono anche loro vittime in questa storia. Presentiamo esposti in cui si raccontano le storie delle persone morte, da cui i magistrati possono partire per fare chiarezza».

Sul sito le storie sono raccolte in tre filoni: ciò che è accaduto negli ospedali, le morti nelle Rsa e la mancanza di accertamenti tra i malati a casa e i loro familiari, in una sezione intitolata significativamente «Nessun tampone». Ci sono già «almeno 150 denunce pronte», prosegue Fusco. L’idea è di depositarle tutte assieme alla Procura di Bergamo: «Confidiamo nel fatto che anche la Procura di Brescia si interessi a questi casi». Fusco, che di mestiere fa il commercialista e che ribadisce di non avere interessi economici nella vicenda, ma di volere solo verità e giustizia, sa che un’iniziativa del genere può anche risolversi in nulla. «In Italia sappiamo tutti che ci sono inchieste che partono e poi a un certo punto si fermano, penso a Ustica ma è solo un esempio. Stavolta però parliamo di migliaia di morti, quindicimila solo in Lombardia, non si possono certo nascondere. Ci sono responsabilità di gestione nelle strutture, a livello comunale, a livello regionale e a livello statale che vanno chiarite. Non ne facciamo una questione politica di questo o quello schieramento. Le assicuro una cosa: faremo di tutto perché venga fatta giustizia».

 

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