Multe per 4 milioni ad aziende che non assumono disabili

Le imprese con almeno 15 dipendenti hanno l'obbligo di inserimento per garantire il diritto al lavoro
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Il 3 dicembre è la Giornata internazionale delle persone con disabilità
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Tra le migliaia di persone che hanno bisogno di aiuto - con una fragilità che si è acuita nei duri mesi della pandemia - sono molte quelle che non sono note ai Servizi sociali. Non lo sono perché, prima di bussare alla loro porta, ne trovano altre aperte prima e sono quelle del mondo dell’Associazionismo e della Cooperazione sociale.

Se sono disabili, tuttavia, ne trovano anche molte chiuse, come quelle del mondo del lavoro. Porte, queste, che dovrebbero aprirsi per legge perché le aziende con almeno 15 dipendenti hanno l’obbligo di inserimento di persone con disabilità per garantirne il diritto al lavoro. In base all’ultimo dato disponibile, nel Bresciano le aziende hanno pagato quattro milioni di multa in un anno per non aver rispettato il diritto al lavoro delle persone disabili. Categorie poco protette che, tuttavia, trovano nella cooperazione sociale una possibilità di conoscenza, lavoro e dignità.

«L’80% di chi si è trovato in difficoltà nel periodo peggiore della pandemia è noto alle Associazioni di volontariato e alla Cooperazione sociale che anche in questa fase hanno svolto, e stanno svolgendo, un’azione di prevenzione per evitare che le nuove povertà e le fragilità diventino un’emergenza ancora più grave» racconta Valeria Negrini, vicepresidente Confcooperative Brescia e presidente Alleanza Cooperative Lombardia-Welfare. Abbiamo parlato con lei in occasione del trentennale della legge 381/1991 che ha disciplinato le cooperative sociali. Sono 268 su 508 le cooperative di solidarietà sociale e no profit associate a Confcooperative con 15.518 occupati ed un fatturato di oltre 423 milioni di euro.

Di queste, le cooperative di tipo B sono 110 ed hanno inserito 1.635 persone con fragilità: 850 disabili fisici,psichici o sensoriali; 206 pazienti psichiatrici; 200 alcolisti e tossicodipendenti; 101 detenuti e condannati ammessi alle misure alternative al carcere e otto minori in età di lavoro.

Con Negrini abbiamo cercato di capire quanto il mondo del lavoro, in una fase di grave crisi, abbia rispettato la normativa che prevede di riservare una quota di posti di lavoro a persone svantaggiate. «Su questo fronte, durante la pandemia non abbiamo dormito - afferma Negrini -. Abbiamo cercato di tutelare l’occupazione, tant’è che molte cooperative hanno coperto con fondi loro il 20% della cassa integrazione per garantire l’intero stipendio ai lavoratori. Alcune aziende profit applicano gli obblighi di assunzione appaltando alle cooperative l’accompagnamento al mondo del lavoro della persona in difficoltà così come prevede la legge Biagi.

Al termine, questa persona viene assunta dalla stessa azienda. È uno strumento ancora poco conosciuto ma di grande importanza. Infatti, se le aziende non riescono, o non possono, per varie ragioni soddisfare questo requisito, esiste la possibilità di stipulare una convenzione con Cooperative di tipo B, realtà che hanno come mission quella di inserire nel mondo del lavoro persone in situazione di svantaggio fisico o psichico. Tale convenzione prevede che l’azienda in questione fornisca una commessa di lavoro alla cooperativa: attraverso queste commesse si genera un circolo virtuoso per cui le aziende adempiono agli obblighi di legge e le cooperative di tipo B perseguono il loro obiettivo di inserimento lavorativo di persone svantaggiate, garantendo alle categorie protette il diritto al lavoro e uno spazio di crescita».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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