Ha preso carta e penna e ha chiesto scusa. Alla città, ai bresciani e alla sua famiglia. «Da tempo pensavo di scrivere per chiedere scusa a chiunque si sia sentito preso in causa da quel gesto ignobile». Inizia così la lettera scritta in stampatello su un foglio a righe e inviata da Paolo Pluda, il 52enne che con Nicola Zanardelli - di un anno più giovane -, è ritenuto il responsabile del lancio di due bombe molotov contro il centro vaccini di via Morelli in città, la struttura realizzata con i fondi della raccolta Aiutiamo Brescia, voluta da Giornale di Brescia e Fondazione Comunità Bresciana. «Sono l’autore del gesto sconsiderato» ammette Pluda.
«Spero che mai nessuno cerchi di emulare il mio gesto, soprattutto i giovani. Credetemi ragazzi, il carcere è duro nonostante non abbia fatto così tanti giorni in cella, ma ti cambia e stravolge la vita e non solo la mia. Purtroppo - aggiunge Paolo Pluda - ora il nome della mia famiglia rimarrà sempre macchiato da questa cosa, senza nominare i danni economici che ho procurato, quindi il messaggio è: non lo fate». Le ultime righe della lettera, finita nel fascicolo dell’inchiesta condotta dal pubblico ministero Francesco Carlo Milanesi, sono dedicate ai ringraziamenti: «Ringrazio mia moglie e i figli per avermi riaccolto a casa, gli amici che mi hanno aiutato in carcere, il mio avvocato Maria Tropea e tutti coloro che in carcere mi hanno donato qualcosa nei primi giorni, anche solo parole di conforto. In particolar modo il compagno di cella a Pavia S.C». La lettera si chiude poi con un «Grazie di cuore».




