Migranti: tra Covid e denatalità a Brescia meno 9mila residenti

Emerge dal MigraReport della Cattolica riferito a città e provincia: aumentano le rimesse verso l’estero
A Brescia sono in calo i residenti di origine straniera - © www.giornaledibrescia.it
A Brescia sono in calo i residenti di origine straniera - © www.giornaledibrescia.it
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Nuovi bresciani, vecchi fenomeni. Si fa sempre più stretto, sul nostro territorio, il filo che lega i cittadini di origine straniera con gli autoctoni, anche e soprattutto davanti alla pandemia. Lo dimostra il MigraReport 2021, lo studio sui migranti realizzato dal CIRMiB (Centro di iniziative e ricerche sulle migrazioni Brescia) dell’Università Cattolica.

Dal volume, presentato ieri nella sede storica dell’ateneo cittadino, emerge come il livello di integrazione degli stranieri in città e in provincia sia direttamente proporzionale alla replica di dinamiche avvenute per gli italiani anni fa, prime fra tutte il calo demografico, accentuato dal Coronavirus. «La prima conseguenza della pandemia - ricorda la direttrice del CIRMiB Maddalena Colombo - è una riduzione della natalità, tanto nelle coppie italiane, quanto, soprattutto, in quelle straniere, che al contrario prima non erano interessate dal fenomeno».

E così il 2021 segna un -23.6% di bebè da genitori immigrati, contro un -12.2% di culle nelle case di chi è nato in Italia. «Da un lato - commenta Colombo - la cultura familiare diventa più omogenea alla nostra, dall’altro incidono le insicurezze economiche legate al Covid»

. Infatti, proprio sul piano sanitario, si registra un 22% di cittadini stranieri ricoverati negli ospedali lombardi, con 886 morti per il virus segnalati da Ats Brescia nel 2020. Aumenta anche la mortalità (+ 27%), dato significativo se rapportato all’età media più bassa dei cittadini arrivati dall’estero. Il risultato di queste somme e sottrazioni è negativo: la popolazione di origine straniera residente nel Bresciano si è ridotta nell’ultimo anno dell’1.8%, attestandosi a quota 149.079.

Per la prima volta, dal 2010, la percentuale di residenti migranti sul totale dei cittadini scende sotto la soglia del 12%, registrando quasi 9000 presenze in meno rispetto all’ultima edizione. «Ma l’11.9% bresciano - sottolinea Colombo - è comunque ben più elevato rispetto alla media italiana, ferma all’8.5%, segno di una forte capacità integrativa del territorio». I primi tre comuni per incidenza sono Brescia (18.4% di residenti stranieri, in calo dello 0.9%), Rovato (18.7%, -3.2%) e Chiari (17.3%, -3.4%).

Anche il comparto lavoro segue un trend discendente, con un calo complessivo dei contratti (italiani e stranieri) che nel Bresciano sfiora il 10%, pur rimanendo ben più contenuto rispetto alla media nazionale del 18%. In questo contesto il 20% dei nostri comuni ha registrato riduzioni di oltre il 30% nel numero di contratti avviati a stranieri, soprattutto nelle zone di pianura, Valtrompia e Valle Sabbia. «Tuttavia - aggiunge Colombo - alcuni settori non sono stati falcidiati, anzi. Abbiamo avuto un +3.7% di imprese con titolari non italiani e sono aumentati i contratti per i lavori domestici, l’agricoltura e l’edilizia». Comparti, questi ultimi, che conferiscono a Brescia anche un primato negativo: nel 2020 la percentuale di infortuni sul lavoro accaduti a cittadini stranieri, sul totale degli infortunati, era pari al 23%, contro la media italiana del 14.6%.

«Tra i risultati più inaspettati - dice la presidente di CIRMiB - ci sono le rimesse, che segano un +13.3%, in totale 204 milioni, di capitale inviato dalla nostra provincia all’estero. Le spiegazioni potrebbero essere due: la maggiore propensione al risparmio e l’impossibilità di viaggiare e consegnare quindi a mano i soldi alla famiglia rimasta in patria».

E poi la scuola: aumenta - del 2.2% rispetto allo scorso anno -, la popolazione studentesca di origini straniere, che nel Bresciano tocca quota 18.5%, contro la media nazionale del 10%. Il che significa 700 alunni in più. La questione va però differenziata a seconda dei gradi: nella scuola dell’infanzia e nella primaria c’è stato un calo - a conferma della progressiva denatalità anche tra gli stranieri -, mentre il segno più ha riguardato le superiori di primo (+ 500 ragazzi) e secondo grado (+ 200). Qui l’incidenza è del 11.9%, con il 43.7% di giovani che si iscrivono negli istituti tecnici, il 36.2% in quelli professionali e il 20% nei licei.

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