Meglio un vaccino che nulla

Siamo diventati tutti esperti. Tanto che un vaccino, come quello prodotto da AstraZeneca e approvato dalle autorità sanitarie internazionali e nazionali, viene rifiutato perché la sua efficacia non si spinge oltre il 70%. «Inutile» si sente dalla voce che si alza dal coro, a fronte degli altri due oggi disponibili (Pfizer e Moderna) che vantano ben altri numeri, al di sopra del 90%.
Ad onor di cronaca, tuttavia, è notizia di ieri che da ulteriori studi clinici (non ancora pubblicati) anche la percentuale di efficacia di AstraZeneca è aumentata, fino all’81,3% a patto che la seconda dose venga inoculata a tre mesi dalla prima. I dati scientifici, mai come in questi mesi, evolvono e si modificano in tempi rapidissimi. Per chi non ha fiducia nella scienza, però, quel dato di minore efficacia del terzo vaccino entrato sulla scena della prevenzione al virus giustifica il rifiuto della vaccinazione con una battuta: «Non ne vale la pena».
Quant’è corta la nostra memoria! Quanti pretesti! Un anno fa, quando abbiamo iniziato ad appendere lenzuola colorate e speranzose alle finestre, si eslamava: «Serve un vaccino, altrimenti non ne usciamo». Ed ora che i vaccini ci sono, non abbiamo più la voce per dire: «Meglio un vaccino, che nessuno».
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