La mafia non c’è. La frode sì e pure in misura pesantissima. Tanto pesante quanto le condanne che attorno alle 18 di ieri i giudici della prima sezione penale (presidente Maria Chiara Minazzato) hanno inflitto a Rosario Marchese e ad altri dieci imputati a processo per associazione per delinquere di stampo mafioso finalizzata alle indebite compensazioni fiscali.
Questo l’esito, parziale, della maxi inchiesta «Leonessa», indagine che aveva acceso i riflettori sui rapporti tra imprenditori della nostra provincia e uomini in odore - stando alla prospettazione della Dda di Brescia - di criminalità organizzata, vicini in particolare alla mafia gelese.




