Maxi frode per 270 milioni: chi sono gli arrestati

Coinvolti imprenditori e professionisti, il cuore uno studio contabile di Sirmione. Nel mirino soprattutto indebite compensazioni milionarie
Uno degli arresti, nel video della GdF - Foto © www.giornaledibrescia.it
Uno degli arresti, nel video della GdF - Foto © www.giornaledibrescia.it
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La confessione che spalanca le porte alla nuova inchiesta e alla raffica di arresti è del 22 aprile scorso. «Sono tutti documenti falsi, dati falsi, fatture false. È tutto falso» dice Massimo Battezzi, 54enne di Verolanuova, nell’interrogatorio davanti al sostituto procuratore Claudia Passalacqua. In quel momento parlava da indagato nell’ambito dell’inchiesta «Evasione continua» che due mesi prima lo aveva portato in carcere con altri imprenditori e professionisti.

Ora il bresciano è tra i 24 raggiunti dall’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Carlo Bianchetti ed è finito ai domiciliari per l’inchiesta nata proprio dalle sue dichiarazioni e da quelle del commercialista Mauro Rigamonti, anche lui arrestato, ma in carcere, e già nei guai più volte negli ultimi due anni. Sono complessivamente 104 le persone indagate e 126 le società coinvolte, tra reali e mere cartiere. Le accuse a vario titolo sono di emissione di fatture per operazioni inesistenti, indebita compensazione e riciclaggio.

Le indagini della Guardia di Finanza hanno permesso di ricostruire un presunto meccanismo illecito ideato e realizzato da professionisti bresciani, incentrato su un sistema di emissione di false fatture, ricorrendo a numerose società cartiere italiane e straniere, in grado di creare crediti Iva e di ricerca e sviluppo, poi utilizzati da clienti per compensare i propri debiti tributari. «Gli imprenditori erano consapevoli. Comprano documenti falsi, pagano, poi attraverso un meccanismo di riciclaggio anche internazionale ritornano in possesso di una parte del denaro versato per acquistare la fattura falsa, l’altra parte va a chi ha ideato il sistema criminale e quindi la consapevolezza dell’imprenditore è assoluta nella misura in cui ricorrendo a questi crediti inesistenti abbatte il proprio debito e evade il pagamento delle tasse» sintetizza il procuratore capo Francesco Prete.

Sarebbero state emesse fatture per operazioni inesistenti per circa 270 milioni di euro, che avrebbero consentito di abbattere, complessivamente, un debito Iva per circa 47 milioni di euro ed evadere l’Ires per oltre 58 milioni di euro, oltre che di cedere presunti crediti fittizi per 21 milioni di euro.

Gli arrestati
In cella dall’alba di ieri ci sono Claudio Bonera, Fabio Cherin, Giovanna Isabel Ferlinghetti, Luisa Hermes Franzoni, Raffaele Maffettone, Enrico Marzolla, Giuseppe Nesca e appunto Mauro Rigamonti. Disposti invece i domiciliari, oltre a Battezzi, per Giovanni Belfiore, Cleto Berardi, il commercialista di Terracina Cristian Cicerani, Antonino D’Amore, Filippo e Giacomo Di Virgilio, Lucia Falova anche lei commercialista di Terracina, Luciano Galli, Cristian Grandi, Giorgio Indrio commercialista di Pesaro, Angela Raffaella Moioli, Damiano Mussio, Michele Ruocco e Ettore Trepiccione.

Raggiunti invece da misura interdittiva, gli imprenditori Ezio Roberto Lollio e Marco Valori.

Arrestato e ai domiciliari anche l’imprenditore bresciano delle cave Alessandro Faustini, accusato di riciclaggio. Per lui, pare essere stato un fulmine a ciel sereno. «Dichiara di essere completamente estraneo ai fatti a lui addebitati e di non aver mai avuto alcun genere di rapporto con le altre persone coinvolte nell’indagine, che neppure conosce. Anticipa che renderà l’interrogatorio, che si augura sia fissato quanto prima possibile, nella convinzione di poter chiarire fin da subito la propria posizione» fanno sapere i suoi legali.

Sedici dei coinvolti devono rispondere di associazione a delinquere e le figure chiave sono state individuate in Fabio Cherin, con studio di consulenza a Sirmione, Giovanna Ferlinghetti e la figlia Luisa Franzoni, amministratrice quest’ultima di uno studio in città e Massimo Battezzi che, scrive il gip, «hanno promosso, diretto, organizzato un’associazione operante nel Bresciano finalizzata alla commissione di molteplici reati di tipo tributario mediante continuative operazioni di compensazioni indebite e si sono occupati anche di mettere in sicurezza i profitti provenienti dalle attività illecite, trasferendoli all’estero su conti correnti intestati a persone fisiche e a società a loro riconducibili».

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