Mario Civettini trasforma il legno in piccole meraviglie quotidiane

L'ottantenne di Botticino Mattina ha fatto crescere una passione con creatività, pazienza e meticolosità
Mario Civettini con alcune delle sue opere - © www.giornaledibrescia.it
Mario Civettini con alcune delle sue opere - © www.giornaledibrescia.it
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Lavorare il legno per dargli una nuova vita è sempre stata una sua passione. Nemmeno lui sa dire quando tutto questo sia diventato una costante della sua quotidianità. Mario Civettini di Botticino Mattina, 80 anni il prossimo gennaio, da che ha memoria, per passione fa emergere dal legno, da pezzi di corteccia, piccole meraviglie. Baite di montagna, cascine, mulini, chiesette, pipe, coltelli con tanto di fodero, oliere, taglieri. E ancora trattori, trenini e aerei.

Cura

Tutti curati nei minimi dettagli, sempre da lui realizzati, dalle cerniere (minuscole) delle porte, alle campanine della chiesa, alla ruota (funzionante) del mulino. «Ho cominciato presto, non ricordo con precisione quando - conferma lui, pensionato e con un passato in fabbrica, una vita dedita a lavorare attorno alla pompa ad iniezione dei motori diesel-. Allora come oggi, quando mi veniva in mente qualcosa mi mettevo a fare. Già da ragazzino, per esempio, mi dilettavo con il traforo, ma oggi sono contento, perché son tutte cose che mi sono rimaste».

Le creazioni in legno di Mario Civettini - © www.giornaledibrescia.it
Le creazioni in legno di Mario Civettini - © www.giornaledibrescia.it

I suoi lavori raccontano una storia di pazienza, meticolosità e bravura: tutte qualità che il signor Civettini - al quale si rivolse anche il compianto artista Girolamo Battista Tregambe per il torchio poi impiegato per la realizzazione delle sue opere - ha sviluppato in decenni di lavoro, legando alla sua passione anche la storia dei luoghi e delle persone che hanno ispirato le sue creazioni.

Produzioni

Come la chiesetta di Bienno, la cascina Nebbia dov’è cresciuto o i tavoli intersiati e i trattorini Minneapolis e Fiat realizzati per i nipoti, per un passatempo, quello coltivato tra il garage di casa e i periodi di soggiorno in Gaver, che ora sta dando forma anche alla chiesetta di San Faustino al Monte. «Scolpisco e intarsio su ispirazione, taglio tutto a mano, con un po’ di pazienza, agendo, a seconda di ciò che voglio fare, su legno d'ulivo, radica, corteccia di larice, ma pure sul padouk, un legno africano. Faccio il disegno preparatore poi comincio. Credo che tanto di quello che so me l’abbiano insegnato i tre anni trascorsi, da giovane, nella cascina di mio zio, in campagna, in tempi in cui tutto ciò che veniva prodotto si faceva in casa. Quando arrivava il falegname per qualche riparazione, mi voleva al suo fianco per aiutarlo e lì ho imparato tante cose, a capire i legni, come e da che parte tagliarli. La passione, poi, era già una buona base per spingermi ad apprendere tutto più velocemente. Conoscere le piante, per esempio, è una delle cose più belle e interessanti che ci siano, perché non si finisce mai di imparare e vedere la natura nelle sue complessità è affascinante». 

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