Maria Teresa Zanola è la prima bresciana all’Accademia della Crusca

È l’unica donna ad essere stata nominata in questa tornata, ma soprattutto la prima bresciana di sempre. Per Maria Teresa Zanola entrare a far parte dell’Accademia della Crusca come corrispondente interna è «un regalo, una sorpresa, un riconoscimento importante» che può essere letto in più modi. Uno di questi riguarda proprio il legame con il territorio: «Sarà mio compito rappresentare Brescia - promette -, la città in cui mi sono formata, prima all’Arnaldo e poi all’Università Cattolica».
L’ultimo studioso di casa nella nostra provincia che ha avuto l’onore di far parte di questa secolare e prestigiosa istituzione è infatti un uomo, spiega la professoressa, «Paolo Gagliardi, vissuto tra la fine del 1600 e l’inizio del 1700».
Mondo accademico, ma non solo
Originaria di Bagnolo Mella e residente in città, Zanola è docente ordinaria di Linguistica francese all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, dove dirige l’Osservatorio di terminologie e politiche linguistiche. Nel 2021 il Ministero della Cultura francese l’ha nominata «ufficiale delle arti e delle lettere». Fa parte del Cda dell’associazione Arte e Spiritualità, ente gestore del Museo collezione Paolo VI di Concesio. È segretaria generale di Realiter, associazione che riunisce individui, istituzioni e organismi dei Paesi di lingua neolatina che lavorano nel settore della terminologia. I suoi studi sono dedicati principalmente alla lessicografia, ai linguaggi specialistici, agli italianismi nel francese, così come ai lessici delle arti e dei mestieri, della moda e del costume.
Insieme a lei sono stati nominati altri quattro corrispondenti italiani e cinque esteri all’interno di un corpo accademico ora composto da 102 figure, oltre al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, accademico ad honorem. «Sono una francesista in un contesto in cui prevalgono gli italianisti - osserva la docente -. Sento quindi il compito di favorire in Accademia una riflessione sul legame tra l’italiano e le lingue romanze. E, ad esempio, su come le altre lingue romanze ricorrano agli anglismi». Le sue specializzazioni, poi, la porteranno a cercare di «valorizzare il linguaggio del made in Italy, del lavoro, dei saperi scientifici e umanistici».
L’Accademia, ricordiamo, è uno dei principali punti di riferimento nel Paese e nel mondo per le ricerche sulla lingua italiana. Una lingua «che riflette sulla norma - spiega -, è inclusiva, accoglie l’uso e lo sistematizza a seconda dei tipi di testo e di discorso. Nel nostro Paese si osserva molto prima di far entrare nel dizionario una parola. Si osserva sempre. E ciò che è effimero non rimane. L’italiano ingloba, accoglie, sedimenta. Il francese, invece, legifera di più, ha un apparato storico che interviene maggiormente».
«La lingua è libertà»
Richiamando il titolo di un recente libro dell’Accademia, la professoressa spiega che la nostra è «la lingua del giusto, dello sbagliato e del dipende». E, come le altre, ha un potere «fortissimo, distintivo, espressivo, d’impatto. La lingua è libertà, democrazia. È uno strumento di cittadinanza, di identità». Rispetto alle desinenze di genere, delle quali si parla molto, ritiene sia opportuno ricorrere al principio del «non niente e non troppo: il troppo rappresenta una complessità per l’interlocutore». Quanto poi all’uso dell’italiano che più la infastidisce, il suo pensiero va alla povertà lessicale, alla mancanza di chiarezza e all’inadeguatezza «che tollero meno di un errore grammaticale».
Da qui il suo impegno per favorire, grazie al nuovo incarico, la ricchezza lessicale. Impegno che si affianca alla sua volontà di rappresentare la presenza cattolica e la tradizione della nostra città. Città Capitale della Cultura che adesso può vantare di aver formato una corrispondente dell’Accademia della Crusca.
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