Malnutrito e mai curato: nonni e zii accusati di maltrattamenti

La segnalazione era partita dalla scuola. Le condizioni allarmanti di un adolescente confermate poi da un medico. Ora ci sono tre famiglie coinvolte - due direttamente e una indirettamente - e un ragazzino affidato ad una comunità. I genitori sono lontani, i nonni, mai realmente integratisi, hanno per un periodo lasciato anche loro l’Italia, dove vivono invece ancora gli zii cresciuti nel Bresciano. Tutti sono stati dichiarati incapaci di crescere il minore.
A processo
Si parla di «stato di denutrizione», di «magrezza generalizzata» e di «inadeguata crescita muscolare» negli atti dell’inchiesta a carico dei nonni e degli zii materni di un 14enne di origini marocchine. A loro era stato affidato, in virtù del legame di parentela il nipote, dopo l’espulsione dal territorio italiano del padre e la decisione della madre di seguire il marito in Marocco. La scelta della donna di lasciare in Italia il ragazzino era sostenuta dall’idea che il 14enne avrebbe avuto un futuro migliore nel Bresciano piuttosto che nel Paese d’origine della famiglia. I parenti, dopo la segnalazione degli insegnanti del giovane, sono stati denunciati e a maggio per loro inizierà il processo.
Maltrattamenti
I nonni hanno 56 e 53 anni, mentre gli zii 32 e 24 e quest’ultimi hanno affrontato tutte le scuole in Italia. I quattro sono accusati in concorso di maltrattamenti su minore perché non si sarebbero preoccupati delle condizioni del giovanissimo, che oggi soffre di alcune patologie dovute proprio alle mancate cure mediche. Gli è stata diagnosticata una patologia di esofagite cronica, oltre ad una serie di carie dentali mai portate all’attenzione di un odontoiatra. Il ragazzino avrebbe anche dovuto portare gli occhiali, per un indebolimento visivo causato pare dalla malnutrizione, ma nel periodo in cui ha vissuto con nonni e zii, non è mai stato visitato da un oculista. Non ha mai nemmeno incontrato il medico di base
«Non avevamo soldi» si sono giustificati i familiari ora a processo. Gli imputati hanno riferito di aver accompagnato il nipote per quattro volte al Pronto soccorso e di essere sempre stati rimandati a casa. Insegnanti, medici intervenuti durante le indagini e assistenti sociali hanno evidenziato «un’allarmante condizione igienico sanitaria del minore». Il ragazzino affidato ad una casa famiglia, ha come tutore un avvocato che ha scelto di non costituirsi parte civile nel processo penale. Parla al telefono quotidianamente con i genitori coinvolti indirettamente perché vivono in Marocco e il suo quadro clinico starebbe migliorando da quando vive in comunità. Il caso è ovviamente sotto i riflettori anche del tribunale dei minori che dovrà decidere il futuro dell’adolescente che ha altri parenti sul territorio italiano. Quelli con i quali ha vissuto negli ultimi tempi saranno giudicati in un’aula di tribunale.
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