Chiedono allo Stato certezze sul futuro. Aiuti economici per andare avanti e non elemosine. Vogliono strategie di medio termine oltre l’emergenza immediata, pretendono dal Governo meno promesse e più fatti. Osservano la curva dei contagi, sperando che restrizioni collettive e comportamenti individuali facciano cambiare di colore alla Lombardia e a Brescia, potendo così riaprire. Puntano sul Natale perché i bilanci del 2020 trovino un po’ di sollievo. Temono che questa seconda ondata possa decretare la fine di centinaia e centinaia di attività, con drammatiche ripercussioni sull’occupazione e la tenuta del tessuto sociale. Commercianti e artigiani stanno vivendo settimane drammatiche. Si parla di aziende e di imprese che corrispondono a visi, famiglie, vite.
«La situazione è disastrosa, inimmaginabile», esordisce Carlo Massoletti, presidente di Confcommercio. «Guardi, ricevo telefonate disperate. C’è gente che sta vendendo la casa per tenere in piedi la sua attività». Massoletti cita il caso di un ristoratore della provincia che si è indebitato per rinnovare il locale, è in difficoltà con la banca e il personale se n’è andato in cerca di un altro lavoro. «Non mi sarei mai aspettato una crisi del genere».


